Djembe-Ta : Percussioni africane a scuola TUTORIAL

Nei tanti momenti in cui mi trovo a guidare guidare e guidare su chilometri di strade spesso anche poco affascinanti alla vista, mi sono immaginato di provare a rileggere il mio metodo di insegnamento delle percussioni africane a scuola, provando a tradurlo in un metodo facilmente riproponibile in classe, anche senza avere basi musicali e cercando di valorizzarne i momenti che possono avere una doppia lettura (sia musicale che legata alla psicomotricità, al lavoro sulle sillabe, al lavoro sui suoni dolci e suoni duri della lingua piuttosto che alla memoria o addirittura al coding e alle strisce di programmazione..).

In questa pagina proverò a proporvi i vari collegamenti a diversi video (e riflessioni varie) per cercare di darvi uno sguardo generale sul punto di partenza: le percussioni (e più in generale la cultura) dell’Africa dell’Ovest.

Nel particolare vi proporrò di sviluppare un ritmo che nasce al confine tra Guinea e Mali, dell’etnia Malinké, che negli anni ho trovato estremamente funzionale al primo approccio con i bambini, per capire gli obiettivi, soprattutto in termini di esecuzione, da porre al percorso.

Dopo i primi video introduttivi, proverò a costruire una sorta di video guida o meglio di auto video guida (nel senso che sarò in macchina) in cui piano piano andremo a costruire un “arrangiamento” che prevederà ritmo e canzone di “Balakulandjan” (il ritmo di cui parlavo più sopra) con un’introduzione dei momenti intermedi e una chiusura.

Clicca qui per approfondire il metodo
Clicca qui per guardare un momento di ripasso per le vecanze e uno spettacolo di fine laboratorio

Clicca qui per approfondire la mia proposta laboratoriale 

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Che dire… BUON VIAGGIO !!!

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Metod-I: Diario di bordo, data astrale 27 marzo 2016 – Capitolo uno bis

Ho trovato quesa presentazione di “Mario Valle, sono ingegnere elettronico e da 8 anni lavoro come “Visualization Scientist” al Centro Nazionale Svizzero di Supercalcolo (CSCS) e da 16 sono in mezzo ai numeri e agli scienziati che li usano.”…

Cliccate qui per leggerla e guardarla 🙂

Ho trovato un interessante spunto di riflessione, seguendo le sue linee di sviluppo, relativamente al concetto di METODO.

Un “metodo” (o presunto tale) nasce dalla personale esperienza del suo “creatore”…Percorso di elaborazione personale, basato su esperienze personali…sicuramente valide e interessanti, ma personali (o meglio troppo facilmente circoscrivibili al qui e or)a… Perché parlare di metodo nasconde il rischio di usare il termine come sinonimo di PANACEA!!

Il bello dei “metodi personali” è che nascono da esperienze positive, funzionali, incisive…hanno prodotto risultati degni di attenzione…

La lungimiranza deve stare nel guardarsi intorno e cercare di prendere “il meglio” (o sarebbe più sensato dire le brillanti idee) dei vari metodi e per cercare di capire come costruirsi una sorta di biblioteca delle strategie a cui attingere nella personale (dell’insegnante) ricerca DELLE (“maiuscoleggio” per sottolineare il plurale:-) ) soluzioni adatte agli obbiettivi specifici che ci troviamo via via ad affrontare…

 

Altro aspetto VERAMENTE INTERESSANTE è il focus, o il filo conduttore, della presentazione : L’ESPERIENZA COME FONDAMENTALE PASSAGGIO PER LA COMPRENSIONE (e per la costruzione del ragionamento astratto) !!

 

IMPARARE AD IMPARARE / Ragionando intorno ai laboratori nelle scuole di Djembe-Ta

Nei miei laboratori di percussioni africane con i bambini, il mio primo obiettivo non è nè musicale nè “interculturale” ma di consapevolezza : la tensione è rivolta a far si che i bimbi si convincano che il metodo che propongo di seguire puó mettere ognuno di loro nelle condizioni di essere AUTONOMO; nella ricerca, nella verifica, nel superamento dell’ostacolo perchè AUTONOMO anche nella sua individuazione.
Si tratta ovviamente di un percorso che ha bisogno di tempo ed esercizio ma è la chiave (l’autonomia, non lo specifico metodo) per avere tra le mani la CAPACITÀ di IMPARARE. Le percussioni africane (nello specifico le percussioni “dell’orchestra malinkè”) sono semplici nella loro gamma espressiva (hanno dai due ai quattro suoni) ma (possono essere) estremamente complesse nel loro sviluppo ritmico (un po’ come le misure: 1 m = 10 dc = 100 cm etc. …La semplicità di un segmento è fatta di un numero infinito di punti).

…Poi c’è la tecnica : il tamburo “djembe” ha di base 4 suoni; la tecnica è fondamentale per la produzione chiara di questi suoni ed è una ricerca lunga non proponibile in un laboratorio scolastico se non attraverso la sua “tradizione” : la CONSAPEVOLEZZA!

Nello stesso punto del tamburo si trovano due suoni distinti (medio e acuto) : io VOGLIO sentire quel suono e lo faccio !

La tradizione ha, peró, la “particolarità” di vivere in un contesto decisamente influente sull’ “ABITUDINE A …” (da cui l’enorme errore e falsità insita nel luogo comune “ha la musica nel sangue”).

Quattro suoni: grave, medio, acuto, stoppato (si impedisce alla pelle -membrana- di vibrare).

Utilizzando le sillabe ed individuando le vocali come chiave di lettura, in una sorta di solfeggio, i suoni sono rispettivamente tradotti in : cum (o “pom”), pem, pam (o “pim”), cia (o “sa”).

A questo punto ho la consapevolezza di dove (fisicamente, sul tamburo) devo cercare i suoni, e la consapevolezza sonora del suono che devo “cercare” di produrre.

La musica, quindi, diventa prima di tutto una canzone, fatta di parole musicali (ma è divertente trovare parole con significato che sillabicamente rispettino la “melodia ritmica”) dove anche l’intonazione puó essere un elemento di aiuto (strategie di memoria) ma dove l’unico ostacolo vuole essere il rispetto del binario comune su cui fare scorrere il treno musicale : il tempo (il beat).

Sarà quindi la voce a guidare il corpo nella produzione musicale, insegnandoci automatismi e strategie per rendere semplici l’apprendimento e l’esecuzione di “frasi” via via più complesse (la musica diventa -e qui la cultura “Ovest Africana” entra a gamba tesa- una lingua da imparare passo passo, andando a cercare nella parole già imparate la chiave per capire i significati di parole nuove, o conoscere la sintassi per memorizzare una lunga sequenza di dialogo tra due tamburi… Dal metro al decimetro al centimetro alle somme o alle frazioni.

I miei laboratori hanno una durata che normalmente va dai 7 ai 10 incontri da un’ora ciascuno (poco per poter suonare uno strumento musicale mai visto prima!) e può succedere che lo spettacolino finale venga riproposto (live) in differita, qualche mese dopo la fine del percorso, alla festa di fine anno (senza incontri di prova generale con i tamburi, solo una “cantata prima dello show” ).

La consapevolezza di avere tra le mani la chiave (LA VOCE) per vivere positivamente uno spettacolo a mesi dall’ultima prova è come una splendida piuma di Dumbo (e come tanti piccoli Dumbo, lo spettacolo è il momento in cui la penna sfugge ma ci si rende conto che si riesce a volare comunque!)

Quest’anno ho avuto la possibilità di continuare a sperimentare la continuità (quarto anno) nel percorso con gli stessi bambini: li ho visti crescere (in prima il più grande ostacolo è motorio e di organizzazione del corpo…poi viene l’attenzione 🙂 ), osservato lo svilupparsi delle relazione e la formazione dei legami di gruppo (quanto è positivo il CLIMA della classe nel lavoro ???!!!) e quest’anno mi sento di dire che le mie richieste non erano per nulla differenti da come mi pongo nel corso settimanale per adulti !

Ho avuto la fortuna di avere come maestro (in Guinea nel 2001) un bimbo di 11 anni. Si chiamava “Petit” Mohamed, che purtroppo è morto due anni dopo… Oltre ad essere stato un vero insegnante, uno splendido bimbo e un prodigio musicale, mi ha insegnato che i bambini possono tutto ma devono AVERE DECISO! Bisogna che si accenda una scintilla e che l’insegnante (il maestro di Mohamed si chiama Yadi Camara, un formatore appassionato e innamorato del suo “lavoro”) sia sempre pronto a rianimare la scintilla o alimentare le fiamme…  Non per interposta persona ma fornendo gli strumenti perchè possa essere sfamata la fame da legna da ardere (INSEGNARE AD IMPARARE)…

La scintilla puó generarsi solo se la decisione è spontanea, motivata… …CONSAPEVOLE.

Quando si prende una strada che nel tempo si riconosce come funzionale bisogna imparare a gestire la realtà per la quale su quella strada non si è soli…

Credo di avere una grande fortuna nel vivere la gioia del mio (nel senso “del mio piccolo”) essere insegnante, che è usare uno strumento didattico estremamente affascinante e coinvolgente (i tamburi) e l’aver raramente incontrato classi troppo eterogenee…Ma la vera fortuna sta nel tenere “come fari nella notte” le rare volte in cui ho avuto serie difficoltà “ad arrivare in fondo”, perchè mi hanno messo in crisi, e imposto di cercare altre strade…quelle strade cerco di riviverle, ripercorrerle, per poterle riconoscere (o ricordare che comunque ne esistono altre) se il mio comodo sentiero sul prato fosse nuovamente inagibile.

Insomma, ripensando alla mia scuola media sperimentale di fine (tre quarti) anni ’80 in cui si faceva (appunto) sperimentazione “interdisciplinare”, allacciandoci l’esame di antropologia teatrale in cui nello splendido libro “Larte segreta dell’attore” Eugenio Barba parla del passaggio fondamentale per l’attore “da APPRENDERE ad IMPARARE AD APPRENDERE, e Bruno D’Amore che parla di didattica come arte della chiarezza (attenzione alle abitudini che passano per regole!), i bambini ci insegnano che se diamo loro strumenti e materiali, hanno la capacità e la voglia di costruire da sè le chiavi con cui aprire le porte che man mano incontreranno sulle loro strade!

Questo è un video di ripasso (a casa o a scuola 🙂 )

Questo lo spettacolo con una classe quinta

Il metodo mi ingabbia…

…”Cmq, se a volte considero il canto-mani la mia preziosa salvezza per uscire da certe difficol-ta’,e lo sento che e’ una forza, altre invece si trasforma quasi in una ‘gabbia’ dalla quale fatico ad uscirne, col rischio magari di togliere spazio ed energia all’osservazione e all’intuito..senza quella sono persa,e’ giusto?mi sto concentrando troppo su quello e trascuro altro?”

Quello che vi propongo è UN metodo (non IL metodo) che ha come reale obbiettivo l’autonomia (oltre ad essere per me “LA strada” nell’approccio a questa musica e a questi strumenti)…

Attraverso la voce si prende consapevolezza dei suoni e del ritmo perché trasferiti su di un canale espressivo “agevole”…

Ma questo essere agevole, lo è veramente? Lo è sempre e comunque? … Secondo me si (o per quel che mi riguarda, si), ma deve essere di volta in volta modellato e sviluppato (certe frasi veloci possono essere più complicate a voce che sulle mani (e di conseguenza se l’esecuzione è “abitualmente” – o metodologicamente – legata al solfeggio, il rischio è quello di bloccare e non agevolare l’esecuzione, se il cantato non si sviluppa per superare le difficoltà)

…Ma siamo sicuri che senza voce siamo già in grado di “fermare” i suoni che dobbiamo fare?

Sicuramente il metodo (o la modalità) va adattata e “invertita”: quando il lavoro proposto parte dal djembe e non dalla voce, bisogna lavorare al contrario (cercando di essere sempre work in progress – eseguo random mentre cerco piano piano di tradurre in consapevolezza sillabica).

E’ un lavoro che passa attraverso l’esercizio (come ogni cosa, senza esercizio l’assimilazione è moooolto più lunga…anche di un metodo di lavoro) e l’arricchimento del proprio vocabolario musicale (più parole conosco e più posso lavorare per assonanze o similitudini).

…quindi se in certi momenti vi sentite chiuso@ in gabbia, allora è arrivato il momento di lavorare sulla malleabilità del metodo ! Renderlo vostro anche in situazioni non familiari (non abituali) o addirittura ripudiarlo per un eventuale valida alternativa che sentite più vostra !

LA MIA MAMA AFRICA (Decennale 2015)

Dieci anni ( 10 ) … Due cifre che prese separatamente ci parlano di un nuovo inizio…
Numero “ UNO ”   ( 1 ) : LE RADICI

Numero “ ZERO ” ( 0 ) : LA TERRA FERTILE
Sudore, affanno, fiato corto, flusso continuo di pensieri, incontri fugaci, occhi negli occhi, confusione linguistica, adrenalina, moto perpetuo, Pinball, ritardo, soluzioni, confronti, sorpresa, illusione, realtà, sogno, distanza, prossimità, incomprensione, empatia… 

…E ancora vitalità, magia, sacrificio, festa, grasse risate, lacrime, obiettivi, miraggi, disillusioni, conferme, abbracci muti, sfoghi, grida…colori, sapori, odori, suoni, silenzi, ferite, acido lattico, informazioni, racconti, frasi fatte, pensieri, ça va, ricordi, nostalgia, consapevolezza, paura, disattenzione, azzardo, immaginazione, bocca aperta, incredulità, ammirazione, rispetto, umiltà, esagerazione, inconsapevolezza, ça va sans dir, indigestione di emozioni, wontanara, “tanta roba”, disgusto, salti di gioia, docce fredde, la cucina che quest’anno quando trovi da mangiare è sempre varia e buonissima…
 – Numero “UNO”: Le Radici
Un albero non avrà mai una chioma ampia e rigogliosa se privo di radici forti e altrettanto voluminose… Sarebbe un arbusto in balia del vento, o di una pioggia battente o del caldo secco insistente… 

Senza radici robuste e sufficientemente ramificate nulla in superficie potrebbe reggere sensibili cambiamenti o repentini sconvolgimenti…
 – Numero “ZERO” : La Terra Fertile
Anno dopo anno il terreno è in grado di rigenerarsi, di arricchirsi… 

E’ possibile assecondare questo processo, favorirlo e stimolarlo; rispettando i tempi della natura o scegliendo e alternando le colture …

Una terra fertile è il luogo migliore dove pensare di seminare e crescere qualsiasi cosa, un obbiettivo primario se si vuole guardare lontano.

MAMA AFRICA MEETING 2015
Quest’anno come ogni anno è successo qualcosa di nuovo, di stimolante, di inaspettato, di eccitante ed emotivamente intenso e difficile da gestire. Ogni anno sembra impossibile pensare che il successivo possa nascondere ancora qualcosa di così forte, invece…
 – ALBA…
Quando le prime voci del mattino cominciano ad animare MAM, il suono dei tamburi è solo un eco che arriva dalla notte, il sole è ancora un tiepido saluto avvolgente… 

Piano piano si cominciano a vedere le prime persone uscire dalle tende, sorprese da saluti energici di chi è già al lavoro… 

Sguardi persi che si incontrano e si incoraggiano a vicenda, che è solo martedì… 

Ma la fatica svanisce all’avvicinarsi dell’ora dei tamtam, in grado di scuotere le riserve di adrenalina ed energia positiva… Da quel momento non esistono orari se non la scansione dei corsi…da quel momento sono la musica e la danza a dettare i tempi e modellare le emozioni, fino al crepuscolo … 

Ed è proprio il crepuscolo che apre le porte dell’immaginario…cosa succederà dopo? 
Vedere trecento persone alle due di notte (dopo una giornata di studio e con la sveglia a poche ore) che ballano all’unisono sulle note di balafon e barà, in un villaggio della Lunigiana nel 2015, è qualcosa di incredibilmente forte, un messaggio chiaro, inequivocabile, diretto… 
 – “NOI SIAMO IL CAMBIAMENTO” (titolo della decima edizione)
… abbiamo tra le mani la possibilità di dire qualcosa di importante, semplicemente dobbiamo assumercene la responsabilità…
Quest’anno siamo riusciti a fare dei passi avanti per risolvere problemi grossi venuti fuori con evidenza nell’edizione 2014 (controllo area tende e caos mercatino, ristorante e raccolta dei rifiuti, …) ma siamo consapevoli che è solo un primo approccio e la strada è ancora lunga. 

Ci siamo ritrovati con grosse difficoltà per far partire la macchina MAM (siamo ancora un motore diesel, che ha bisogno di scaldarsi) ma grazie agli ingranaggi collaudati (e a fondamentali innovazioni organizzative) superato l’affanno del lunedì tutto è andato liscio (salvo intoppi “congeniti” ad una organizzazione così complessa)… 

Restano grossi macigni da spostare (alcuni teoricamente fino a metà giugno non esistevano – docce calde e un paio di pavimentazioni scandalose di sale di danza – fino alla comunicazione dell’inagibilità del palazzetto dello sport appena inaugurato) e zone d’ombra estremamente importanti da illuminare (che si erano già individuate e che purtroppo non hanno ricevuto la giusta attenzione, o per le quali le soluzioni trovate non sono state sufficienti – vedi disequilibrio tra tranquillità dei primi tre giorni e caos le ultime sere, in cui l’affluenza esterna è massiccia e spesso poco compatibile)…
Riuscire ad andare oltre a queste questioni spinose è la vera sfida che dovremo affrontare, e lo potremo fare solo vedendo questa edizione come un punto di arrivo, costruendo la prossima come un nuovo inizio…
Come possiamo fare in modo che MAM sia al riparo dai rischi di massificazione, che sia un luogo in cui chi non ha interesse a farne parte semplicemente non ci venga, un luogo in cui si possa dire (e sentire) di non avere paura, un luogo in cui i bambini possano continuare a girare senza che i genitori vadano in apprensione ?

Come possiamo proteggere questo microcosmo e allo stesso tempo fare in modo che sia MAM un momento di apertura all’esterno, di condivisione delle esperienze con chi da questo mondo non è attratto e incuriosito? 
Sarà fondamentale rivedere alcune dinamiche organizzative, aprire alcuni ambiti alle collaborazioni “esterne”, coinvolgere nuove figure anche in aspetti basilari dove l’esperienza è fondamentale…
Quest’anno credo possa essere stato per molti un MAM particolare, sicuramente bellissimo per tutt@, ma per decine o centinaia di motivazioni diverse, tutte più o meno personali nella forza emotiva, nell’implicazione (!), nel coinvolgimento personale…

“IMPLICATION” (Coinvolgimento)
Il termine francese “Implication” (coinvolgimento) racchiude quest’anno il più ampio spettro di sensazioni che si sono respirate a MAM … 

Siamo tutt@ coinvolti nel generare questa magia, siamo tutt@ parte della magia che nasce, siamo tutt@ consapevoli dell’importanza di vivere ancora questa magia… 

Lo siamo in modo diverso ma quest’anno è successo qualcosa, una magia nella magia, o il semplice scorrere delle cose…
Mama Africa è un microcosmo fatto di tante anime che si fondono in uno splendido quadro, ricco di colori e forme affascinanti, in grado di cullare i nostri sogni e generarne altri da poter cullare…

Un quadro complesso nella sua varietà, una bellezza che si regge su equilibri sottili ma dalle radici solide…

Colori che si mescolano poggiandosi su complicate linee a china…
Siamo coinvolti in maniera diversa proprio nel prendere parte al disegno, nel decidere prima di tutto se esserne fruitori o autori, se giocare di colore o “implicarsi” nella stesura delle linee a china …
Artisti, volontari, allievi, organizzazione in genere (ma anche territorio e “vicini di casa”) … 

Abbiamo tutt@ avuto davanti agli occhi quale occasione incredibile è Mama Africa Meeting … 

Abbiamo tutt@ preso coscienza dell’importanza di Mama Africa Meeting, del suo potenziale ancora inespresso di laboratorio interculturale in primis e (per la cultura dell’Africa dell’Ovest in particolare) di eccezionale momento di confronto intorno al movimento internazionale artistico Ovest Africano (che a MAM si sta bene, in bella compagnia, si ride e ci si diverte di brutto, lo sapevamo già 🙂 ).
Il vero passaggio fondamentale che ognuno dovrà fare (a qualsiasi livello di “implicazione”) è quello del decidere se le parole hanno un senso compiuto nella realtà oppure se si tratta (scusate la citazione, “Gli Intoccabili”) di “chiacchere e distintivo”, di frasi fatte ,ad effetto, adatte al contesto ma assolutamente non sentite, fasulle o semplicemente “di circostanza”. 

Mama Africa Meeting ha bisogno di VERITA’ , ha bisogno di essere riconosciuta come luogo altro in cui la realtà si modella sui sogni e non viceversa, luogo in cui ci si mette a disposizione dell’altro con la consapevolezza che i frutti saranno per tutt@…
Vedere ragazze, che hanno investito magari 300 euro in corsi e permanenza, farsi in quattro nel tempo libero per aiutare a chiudere le falle organizzative senza chiedere nulla in cambio e con il sorriso sincero e coinvolgente, è una delle cose più belle che sono capitate quest’anno (e non solo 🙂 )… Questa è “implication”, ancora più importante nel suo attuarsi perché spontanea…
 – “IMPLICATION” – SPONTANEITA’
Forse uno degli errori (reiterato), che ha rischiato (col senno di ora) negli anni di compromettere l’equilibrio di MAM, è stato proprio lasciare alla spontaneità la decisione di “implicarsi” nella costruzione e attuazione della settimana “x”… 

Si è pensato (sbagliando) che fosse esplicita la nostra apertura al “volontariato organizzativo” : negli anni figure ora fondamentali (per competenze e sguardo a 360°) si sono proposte spontaneamente, ma è anche vero che dopo la sesta edizione MAM ha fatto grossi cambiamenti, portando in secondo piano l’evidenza di cui sopra…

Ora è il momento di rendere nuovamente esplicita questa nostra apertura all’inclusione (viceversa ci deve essere la consapevolezza che si tratta di un impegno grosso a cui si deve essere pronti e in grado di rispondere, con momenti in cui non ci sono altre priorità se non MAM – ovviamente nel limite della propria sopravvivenza 🙂 ).

Avremmo, insomma, dovuto fare prima quello che faremo per il 2016 (e abbiamo già iniziato a fare quest’anno) : aprire propositivamente, a chi “sente” MAM, le porte del “laboratorio di pittura”, spingendo verso l’uso delle linee a china e (poi) del colore… con la consapevolezza che l’esperienza è fondamentale ma è solo condividendola con chi ha la stessa passione (verso MAM e tutto quello che racchiude) che ci si può rinnovare rispettando se stessi, che si può superare un ostacolo senza avere il timore di non farcela…
Possiamo decidere insieme se coinvolgerci in MAM a tal punto da sentirla nostra nelle sue ragioni più profonde, mettendoci definitivamente in gioco, prendendola tra le mani per proteggerla…

Lo possiamo fare spontaneamente (nella vita quotidiana del festival, smettendo, ad esempio, di delegare allo staff le cose basilari come raccogliere rifiuti e metterli nei cassonetti o girare la testa dall’altra parte se si assiste a qualcosa di spiacevole,…) o mettendo a disposizione di tutti le proprie competenze, o rispondendo a quelle che saranno esplicite richieste da parte dell’organizzazione volte a colmare lacune specifiche…
…E per rendere ancora più esplicita e soprattutto “credibile” questa richiesta di “implication” è necessario che scompaiano il più possibile le personificazioni… 

Vedere MAM come espressione primaria di qualche persona in particolare (vedi ad es. Cico !! …) rischia di accecare gli sguardi di chi non si trova in sintonia con (o non si fida delle parole di) quella persona (oltre che essere un FALSO STORICO!!!)… 

MAM ha bisogno di sintesi (e quindi qualcuno che tiri le fila), ma la realtà dei fatti ci impone questo cambiamento (per il bene di MAM) … 

Troppe sono le voci dissonanti, che sparlano di MAM per ragioni legate alle persone (e che, ad esempio, non credono al nostro volontariato, pensando che MAM sia una “fabbrica-soldi-per-pochi” )… 

Non possiamo vanificare i sacrifici di tanti per queste stupide ragioni…
Per quel che mi riguarda, mi rendo conto di non avere aiutato a NON personificare… 

Sicuramente per ruolo, ma anche per mancanza di lucidità (dovuta alla stanchezza e ai tempi troppo compressi, che non mi lasciano la tranquillità di riflettere a fondo prima di prendere parola da un microfono), mi trovo ad essere individuato ancora come l’artefice di tutto… 

…Un altro campanello di allarme in ottica di salvaguardia di MAM… 
Deresponsabilizzarmi mi permetterebbe di lavorare con più attenzione e profondità, mettendo al riparo dal rischio di superficialità, scarsa professionalità, pressapochismo o autoreferenzialismo, MAM.
Siamo di fronte ad un bivio, abbiamo radici forti e terra fertile…

…Ora dobbiamo fare in modo che tutto possa avere inizo…

RINGRAZIAMENTI 
Quest’anno saremmo crollati – nella gestione dell’ambito organizzazione corsi – se non ci fossero stati (con la grinta, la competenza e la passione che ci hanno messo) i ragazzi di DESTINATION WEST AFRICA di Roma !!!! Sono convinto che da questo naturale incontro possano nascere solo grandi positività per MAM !!!!
Un grandissimo inchino di fronte all’artefice (che lavora nell’ombra) della parte software del sito e del programma iscrizioni e gestionale di segreteria (Super Marco Cattani !!!), a chi dedica ore ai vari test pre-apertura iscrizioni (Chiara e c.), a chi ci ha tolto le patate bollenti delle traduzioni in tre lingue (e qui si parla di un grande team europeo, dalla Svizzera alla Francia all’Italia).
Grazie a Vilmo e alla Protezione Civile di Villafranca che ormai da tre anni ci supporta non solo prestandoci letti e coperte ma aiutandoci fisicamente nell’allestimento e disallestimento oltre che coprendo alcune responsabilità durante la settimana !!!
Grazie a Mariachiara e Giorgio (Arci Regione Toscana e Arci Provinciale Massa Carrara) per il lato amministrativo..
Grazie al megateam di fotografi che ci hanno regalato una prima edizione “social” di MAM.
Grazie ad Aisha, Giovanni e Martina per il ristorante succulento e a chi sempre sorridente ci preparava il caffè alle 7.45 di ogni mattina !!!!
Grazie a Frank, figura sempre più rassicurante !!!
Grazie al semprefondamentale Dudu, al suo reggae ricaricabatterie !!!!
Grazie a Filippo, Gaetano, Gigi, Leonardo…in rappresentanza di un grandissimo gruppone di volontari più o meno giovani che hanno garantito al colore di attecchire sulla tela !!!
Grazie all’Amministrazione Comunale che ci ha aiutato negli alloggi degli artisti (grazie Alice) e nel concederci il lusso delle due di notte tutta la settimana (abbiamo sforato in un paio di occasioni, ce ne scusiamo sinceramente…).
Grazie ad Andrea e Roberta (Guembanara) per quello che stanno facendo !
Grazie a tutti gli artisti, alla loro disponibilità e comprensione, alla loro qualità eccezionale !!!
Grazie a chi ci ha sopportato !
Grazie a Federica Loredan per la sua passione !!
Grazie a chi si accolla il montaggio e lo smontaggio, pochi leoni e leonesse!!
Grazie a Tone, ti voglio bene !!!
Grazie a W A F O W E !!!
Grazie a Maurizio, BaoBab !!!
Grazie al fratellino geniale e instancabile DARIO !!!!
Grazie a Sourakhata e Mamadama, sempre…
Grazie a chi non ho nominato (un sacco di persone, ma i nomi citati rappresentano tutt@) !!!!
All’anno prossimo… Inshallah ! 

Gli strumenti di Djembe-ta

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GLI STRUMENTI DI “DJEMBE-TA”

    • DJEMBE :  tamburo a calice con pelle di capra, si suona con le mani.
    • SANG BAN : tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono medio, si suona con un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato).
    • DUNDUN : tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono grave, si suona un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato).
    • KENKENI : tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono acuto, si suona con un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato).KRIN : tamburo di legno cavo , si suona con due bastoni (originario delle zone della foresta).
    • WASSA KOUMBA : sorta di maracas in cui il suono è dato da anelli di zucca.

(per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato)

  • DJAGBARA : Sorta di “maracas al contrario”.
  • KRIN : Tamburo di legno cavo, si suona con due bastoni (originario delle zone della foresta)
  • CALEBASS : Mezza zucca poggiata su una superficie morbida, si suona con le mani
  • BOTE’ : Tamburo semisferico con pelle di mucca si suona con un bastone e una campana appesa alla mano (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato)
  • KAMALE ‘NGONI : arpa liuto a 8 / 10 corde, strumento dei cacciatori.
  • BALAFON : xilofono in legno a 21 tasti con una piccola zucca sotto ogni tasto ( accordata con il tasto, di cui è piccola cassa armonica ) strumento dei “griot” (o “djeli”, cantastorie , portatori della cultura orale).

 

I TAMBURI BASSI NELL’ORCHESTRA TRADIZIONALE DI PERCUSSIONI DELLA REGIONE DI HAMANA

I tamburi bassi sono alla base delle strutture ritmiche in esecuzione e della progressione delle evoluzioni della danza che stanno “accompagnando”.

La ritmica di base su cui si inseriscono gli altri strumenti è il frutto di una poliritmia complessa che si instaura tra le pelli e le campane di DUNDUN, SANG BAN e KENKENI, in rapporto tra loro come in un dialogo continuo fatto di domande, risposte e frasi ridondanti. Le voci dei tre strumenti sono paragonabili per metafora alle voci di padre, madre e bambino , messe in buffa relazione usando lo stereotipo della famiglia chiaccherona:

KENKENI – dalla voce “squillante” è paragonabile al bambino non solo per tonalità ma anche per la “caratteristica” tipica dei bimbi nella “fase dei perchè”: canta ripetutamente e instancabilmente una specifica frase (che riporta melodicamente all’interno del ritmo la regolarità della pulsazione sottostante).

SANGABAN – dal tono “medio” è paragonabile alla madre

DUNDUN – dal tono “grave” è paragonabile al padre

Madre e padre (SANG BAN e DUNDUN) sono in rapporto continuo attraverso una serie ciclica (ma con numerosi elementi di variazione) di domande e risposte che caratterizzano ogni ritmo con una melodia specifica sulla quale entrano in dialogo diretto il “solista DJEMBE” e il/la danzatore/danzatrice (come colori in grado di abbellire le complesse figure tracciate in bianco e nero dai tre tamburi bassi e le loro campane).

VIDEO DI SUPPORTO AL LABORATORIO :

– “Hamana”

http://www.youtube.com/watch?v=R8RK0234DRU

– “Foli”

http://www.youtube.com/watch?v=lVPLIuBy9CY

– “Petit Mohamed”

http://www.youtube.com/watch?v=XekEU5Ao7zA

 

Mama Africa – 2014 (chi cerca trova)

Eccoci, ancora, felici di ritrovarci nell’atmosfera che come per magia ogni anno si crea attorno a questa moltitudine di colori ed emozioni che è la famiglia di Mama Africa !!
Felici di rivedere amici, visi, piedi doloranti e mani gonfie …gonfie e doloranti della voglia di stare insieme, nella musica, nella danza, nella babele di lingue e modi di fare che siamo… E i legami si saldano, lo stupore diventa consuetudine al bello, l’incantesimo diventa “normale susseguirsi di eventi”… Ma non per tutti, perché ancora molti sono i nuovi arrivati, incuriositi dal TAM TAM di voci e racconti…
…E allora capita ancora di vedere aggirarsi per Mama Africa Meeting sguardi persi nell’incredulità, facce come prese a sberloni da emozioni sconosciute e continue…E questo basterebbe a renderci orgogliosi di essere parte di un avvenimento così forte e “benefico” e particolare!!! … Ma c’è dell’altro, tanto altro da raccontare… Bisogna raccontare gli incontri, lo scambio continuo di esperienze, conoscenze, storie nascoste ai più, fatte di sacrifici, di chiacchere, di messa in discussione di sé…ma anche di incomprensioni, di divergenze di vedute…a volte anche di scontri aspri (sempre comunque nel rispetto reciproco, spero) proprio perché il terreno di confronto è fondamentalmente emotivo…
Insomma, “La Mia Mama Africa” sarà quest’anno un racconto aperto anche nelle sue pieghe nascoste e probabilmente ogni tanto antipatiche …Sarà un racconto che andrà a scavare nel profondo, che probabilmente svelerà ad alcuni anche delle cose “inimmaginabili”, che rimetterà i puntini sulle “i” perché sembra che comunque ce ne sia sempre bisogno (nonostante gli anni, le parole, i manifesti…)… Ma la forma che userò sarà quella de ringraziamenti, che saranno sempre e comunque molto vaghi perché ci sarebbero troppi nomi da fare che non basterebbe “una schermata”… a voi quindi il cercare i racconti nascosti al loro interno.

E tutto questo avrebbe meno senso o non sarebbe comunque così se Mama Africa non fosse cresciuta con te : ALEX CI MANCHI ….

LUCI
Ma prima di tutto bisogna dare la coppa alla più bella realtà di quest’anno : tadaaaaaaaaaaaaa !!!!!! DI GRAN LUNGA SI AGGIUDICANO LA COPPA MAMA AFRICA 2014 le decine di ragazzi e ragazze (segreteria, info point, accoglienza, campeggio, cucina…) che hanno REGALATO il proprio tempo, il proprio lavoro, la propria PROFESSIONALITA’ o semplice voglia di RENDERSI UTILI alla buona riuscita del festival, senza la pretesa (comunque eventualmente legittima e anzi sacrosanta) di ricevere nemmeno un riconoscimento legato al proprio singolo nome, insomma “relegando” all’anonimato il proprio impegno, dando così un grande esempio di altruismo e un grande e tangibile nonché limpido segno di amore verso Mama Africa Meeting (e parliamo di doppi e tripli turni e mansioni, di pochissime ore di sonno e di svago, foraggiati ad energia positiva e massimo due pasti al giorno – privilegiati ahah 😉 ).
Per come la vedo io, dovremo essere tutti noi, l’anno prossimo, a palesare un grande ringraziamento a tutti i volontari con un semplice gesto, anche senza preavviso : abbracciare e stringere affettuosamente per qualche istante ogni maglia gialla/staff che incontreremo sul nostro percorso !!!!!! Sarà per loro (per noi) un grande incentivo ad andare avanti, molto più che un riconoscimento economico (che comunque arrivassero mai dei finanziamenti sarebbe bello dare anche solo a livello simbolico a coloro i quali al tempo donato è affiancata la professionalità donata, costruita in anni di studio e sacrifici…ma con i se non si va da nessuna parte, anche se qualche segno cerchiamo di darlo).
Ricordo che non solo le maglie gialle sono da premiare, ma anche le “colonne storiche del lato artistico” ovvero gli accompagnatori volontari dei corsi di danza e percussione e gli animatori dei corsi per bambini del “Villaggio di Benteremà” (senza i quali non raggiungeremmo mai la qualità formativa proposta e molti inghippi organizzativi sarebbero stati grossi ostacoli da superare).

Un immenso grazie va quest’anno alla direzione artistica che mi affianca : Dario, Sourakhata e Harouna … I tempi sono maturi per dare una ulteriore svolta al modus operandi di Mama Africa Meeting, un percorso che inevitabilmente produrrà dei frutti gustosi, prelibati e pieni di proprietà nutritive (e che magari permetterà a me di fare un passo indietro, prima o poi) 🙂 !!!!!

SOURAKHATA DIOUBATE, FANTA CAMARA, EVELYNE MAMBO, FATOMA DEMBELE, TWO BOY, BAKALA CAMARA, DANI KOUYATE… CI SIETE MANCATI, TANTISSIMO !!! Avete avuto degni sostituti (SuperDartagnan!!) che inevitabilmente fanno ora parte della famiglia, ma la vostra assenza (Sourakhata in primis per un fatto storico, collaborativo e pratico) si è sentita molto forte !!!

E poi gli ARTISTI…che bella banda di splendidi matti (nel senso GENIALE del termine) che siete!!!! Siamo una macchina collaudata, ognuno sa come deve muoversi e in tanti siete ormai talmente coinvolti ed “engagèe” in maniera profonda per la buona riuscita del festival, che a volte mi sentivo superfluo 🙂 …
Sempre di più succede di incontrare artisti (e non) in visita, che partecipano alla buona riuscita dei corsi o dei momenti di spettacolo, DA VOLONTARI (anzi di più, senza nulla in cambio se non sorrisi e strette di mano) : questo è un valore aggiunto prezioso che rende veramente unico questo festival…un’altra cosa fantastica è che c’è sempre qualcosa di nuovo e magico da scoprire con ognuno di voi, anche con chi si conosce da un decennio !!!!!!!

Ora farò un nome, ma ne dovrei fare a decine (pensando ai 9 anni di Mama Africa Meeting), di un artista che quest’anno ci ha insegnato tantissimo, con la sua umiltà, il suo spirito di sacrificio, la sua apertura di cuore e di mente : OUSMANE DIARRA … chapeau !!!!

Un immenso grazie va a Dudu per il carico di lavoro inaspettato che comunque si é sobbarcato sulle spalle (affiancato da Giorgio e viceversa), e parlo della gestione del palco della Yard (attivo dalle 9.30 alle 24.00) e della dance hall, sempre col sorriso e sempre con la soluzione a tutto (e grazie di non avermi ucciso!!).

E poi i FOTOGRAFI instancabili e ubique presenze i cui frutti matureranno a breve, per essere assaporati con la giusta attenzione, di cui godremo del benefico effetto sull’anima per i prossimi mesi !!

Grazie a chi (Gaetano in testa) si é occupato dell’organizzazione del mercatino (e delle menate relative, con doppi giochi, bei visi e cattivi giochi, giochi di ruolo…ma anche, soprattutto, tante belle persone e bei momenti).

Grazie ai nuovi artisti venuti quest’anno, seri professionisti ed artisti eccezionali subito entrati nella logica conviviale e di confronto che si chiede loro (più o meno esplicitamente) di fare propria.

Grazie alla famiglia Verrieri, al borgo di Filetto, alla cittadina di Villafranca In Lunigiana che ci ospitano e sembrano averci definitivamente accettati per quello che effettivamente siamo : NON una banda di drogati (facile e ovvio punto di partenza) ma un allegro carrozzone di appassionati di cultura e convivialitá, a cui piace divertirsi ma che come primo obbiettivo ha il confronto attivo tra esseri umani (e relative culture)!!!!

Grazie anche a chi non ci ama, perché sennó sarebbe troppo facile e poco stimolante (ci appassiona trovare strade per raggiungere anche i più avversi).

Grazie ad Andrea e Roby di Guembanara Production che con caparbietá perseguono un appassionante e impegnativo obbiettivo, raccontare la vita di Mamadama Camara totalmente autofinanziati.. NON vi abbiamo supportato come avremmo dovuto ma cercheremo di riprendere il terreno perduto (Andrea sempre comunque prezioso nel ruolo di capomeccanico dell’ “officina” del sottoscritto, nella gestione dei fondamentali pit stop antiproibizionisti militanti).

Grazie ad Arci provinciale (Massa e Carrara) e Arci regionale (Toscana) che da collanti permettono a tutte le realtá che compongono Mama Africa di trovare il giusto equilibrio per “portare a casa” la settimana piú appassionante dell’anno!!!

Grazie quindi ancora a Giorgio per l’affrancamento nella segreteria gestionale … Te l’aspettavi un lavoraccio del genere? 😉

Grazie a Maurizio (Deus ex Machina), Fabio, Livio, Gigi, Olivo, Patrizio, Alessio, Gaetano, Mariagiulia, Jacopo (e pochi altri che dimentico e che mi perdoneranno per questo) che si sono sobbarcati l’allestimento e soprattutto lo smontaggio/pulizia di tutta l’area del festival (mercatino bocciato per lo schifo lasciato..ma non solo il mercatino).

Grazie a tutti coloro che hanno messo a disposizione i propri strumenti per i noleggi ai corsi (c’é chi ha messo a disposizione migliaia di euro di strumenti)..grazie anche ai furbetti del “prendo questa sacca buona e lascio la mia rotta” (o questo materasso/tenda/saccoapelo che diamo agli artisti che dormono in campeggio, con conseguenti deliri organizzativi ovvii), grazie a voi saremo piú attenti e meno disponibili (ecco il primo punto dolente!)…siete uno stimolo a fare meglio (ma il prossimo che becco in flagranza subirá l’onta della vergogna!!!!).

Grazie alle mogli, fidanzate, mariti, compagni, figli e figlie che ci hanno sopportato nei mesi di preparazione, nella settimana “x” e nei giorni post …

Grazie alla crew del bar della Dance Hall che dopo la giornata a ballare e suonare (o a “volontariare”) ci mescevano fiumi di birra fino alla quasi alba!!!!

Grazie a Cheikh Bayefall per la sua mediazione culturale, anello di congiunzione estremamente coinvolto nelle dinamiche di relazione dentro Mama Africa Meeting.

Grazie agli instancabili Giovanni, Aisha e Lorenza (parlando di referenti, ma ovviamente intendo anche tutti coloro che erano al loro fianco) per la cucina, ai ragazzi del bar colazioni e bar della Yard pieni di sorrisi e cose buone da bere e mangiare 🙂 !!!

Grazie quindi sia alla cucina interna che esterna che anno dopo anno sta riportando la cultura del cibo tradizionale (locale e ovest africano) a rango di cultura da raccontare e non mera mensa del dopolavoro!

Grazie a Stefano che nonostante il ginocchio fuori uso ci ha preparato un palco (yard) veramente bello, ampio e accogliente !!!!

Grazie a chi riesce a passare sopra a sviste, leggerezze, errori da troppo lavoro o da stanchezza de cervello subissato di cose da fare e che ogni tanto perde colpi, vedendoli come tali e non come errori fatti di proposito o addirittura mancanza di rispetto (inizio seriamente a fare fatica a stare dietro a tutto ma chi mi affianca mi ha già comunque tolto molte beghe (W Dario), ma evidentemente non abbastanza 😉 )…chiedo comunque scusa a priori a chi si fosse sentito sottostimato o non adeguatamente valorizzato…ma spero che, come succede a me, il ritorno energetico di Mama Africa funga da livellatore e reale termometro del rapporto di collaborazione.
Grazie comunque anche a chi mi individua come responsabile delle cose antipatiche e non generalizza questa posizione a tutto il festival, riuscendo comunque a vedere le due cose (io e il festival) come distinte (cosa ovviamente reale ma che è bene sempre ricordare…insomma faccio volentieri il parafulmine, purchè sia per la causa 🙂 ).

Grazie ai tre he hanno gestito la parte nascosta (gestionale iscrizioni) e la parte visibile (grafica e struttura) del sito ovvero Marco, Luca e Dario … delle macchine che quando si attivano non le ferma più nessuno !!!
Grazie di conseguenza a chi ha passato ore chiuso in segreteria o a fare le tessere arci, passaggi importantissimi e immagino alquanto noiosi!

E per finire grazie a tutt@ coloro (o “conoi”) che vivono Mama Africa Meeting e la valorizzano con i propri sorrisi, la propria tenacia, il proprio sudore, i reciproci sguardi d’intesa, con le centinaia di forme di saluto che si respirano, per la babele di lingue che si ascolta, per la gentilezza, per l’apertura di cuore e mente…

OMBRE

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica e quest’anno abbiamo avuto diversi elementi estremamente discordanti che hanno evidenziato quanto lo splendido mondo che viviamo si regga su pilastri deboli che bisogna continuamente rinforzare e consolidare… Parlo dell’ondata di furti elle tende, della troppa evidenza e quasi presunzione (di essere nel paese dei balocchi) di mercanti d’erba (ma occhi molto aperti se si dovesse vedere altro!!). Due questioni decisamente distinte ma che possono, per strade diverse, avere conseguenze decisamente negative se non addirittura castranti per il futuro del Meeting.
Come per ogni problema individuato negli anni, cercheremo delle soluzioni per il compleanno dell’anno prossimo (decimo wow!!), ma sicuramente nessuna nostra azione avrà il risultato sperato finchè tutti non ci prendiamo la responsabilità di fare uno sconto alla delega, come già si fa per tante altre cose.
E’ importante raccontare Mama Africa, far capire che non è la classica festa dove venire per fare casino, dissuadendo e trasmettendo passione… Perché un’altra cosa che potrebbe fare male a Mama Africa sarebbe reagire a queste difficoltà con la forza, portando dinamiche a noi fino ad ora estranee e sicuramente diametralmente opposte a quello che cerchiamo di comunicare.
Diverse problematiche datate non sono comunque definitivamente risolte, gli imbucati ai corsi, i furbetti del campeggio o i ladruncoli di stupidate…tutto questo purtroppo genera precarietà e mina comunque il clima…ma continueremo a cercare strade per dare un taglio a questi malcostumi.
Ma quanti eravamo? Sicuramente più delle attese visto che le pulizie (soprattutto dei bagni) non erano sufficienti, come probabilmente la comunicazione o l’evidenza della raccolta differenziata (anche se non capisco come mai moltissimi lasciavano il proprio “coperto” sui tavoli dopo mangiato, come se il volontariato fosse una sorta di “tanto ci pensano loro”…NOOOOOOOO !!!!!).

Resta la consapevolezza che senza ombre nette e nitide la luce sarebbe meno evidente e di conseguenza sarebbe meno facile individuare delle soluzioni !!!

Ci aspettano ora poco meno di 12 mesi ai 10 anni di Mama Africa Meeting…saranno mesi di analisi, progettualità, confronto, lavoro … Noi ci metteremo l’anima potete starne certi, perchè nulla puó essere più come prima ma soprattutto il mondo e anzi l’universo e anche più avrebbero meno senso senza un’edizione storica del festival che riempie le esistenze di molti esseri umani dediti alla voglia di stare bene insieme …
W MAMA AFRICA !!!

Riflessioni – Djembe-Ta e didattica !?!

DJEMBE-TA (approccio alle percussioni dell’Africa dell’Ovest) e DIDATTICA

… Ultimamente mi piace dire che ho una “mia didattica”, costruita negli anni …

… Ma perché “mia” ?

… Cosa significa realmente “didattica” (almeno come la intendo io) ?

Sicuramente non la intendo “mia” perché la uso io, ma perché mi sono reso conto che, inconsciamente all’inizio e ragionandoci in seguito, uso una sorta di scaletta degli argomenti e costruisco tutto il percorso intorno ad un “prerequisito” o meglio una “modalità di lavoro” (che diventa prerequisito perché chiedo esplicitamente che venga seguita) che ritengo fondamentale (una sorta di “garanzia per il raggiungimento del risultato”, di “propedeutica” al percorso). Ed è proprio la “modalità di lavoro” ad essere il fulcro del “percorso musicale” che propongo, fatto di passaggi consequenziali, punti di riferimento e riflessione.

Un percorso quindi non casuale ma ragionato e strutturato (ovviamente non una struttura rigida ma modellabile sulle specificità).

L’IMPORTANZA DELLA VOCE : La voce rappresenta il passpartout, la presa di consapevolezza, la messa in discussione e la verifica… La voce è la “chiave di volta” in Djembe-Ta. Con la voce abbiamo chiari i suoni e le dinamiche (che ancora il corpo non riesce a riprodurre), abbiamo reale consapevolezza di quello che dobbiamo fare e abbiamo la possibilità di non avere bisogno di suggerimenti o supervisori.

Per poter godere al meglio dei benefici dell’uso della voce, dobbiamo prima di tutto fare i conti con il nostro carattere. Perché nonostante sia il mezzo espressivo che più siamo abituati ad utilizzare (o forse proprio per questo), la voce può diventare una sorta di “specchio del sé”, uno specchio che ci mette davanti a noi stessi, in grado di farci conoscere lati del nostro carattere che inconsciamente occultiamo, o, più facilmente, capace di amplificare le nostre insicurezze e debolezze.

In questo senso Djembe-Ta può diventare una sfida con se stessi (non solo musicale) che bisogna voler affrontare, perché subdola per come si presenta e si palesa (associata a quel conduttore energetico che è la musica): l’importanza dell’uso della voce viene spesso compresa dopo del tempo, tempo in cui il potere della musica d’insieme di affascinare e coinvolgere si trasforma in collante; a quel punto accettare o meno l’eventuale sfida con il proprio carattere si lega alla magia del momento musicale e non accettare quella sfida diventa allora una seconda sconfitta con cui fare i conti.

La tensione dell’insegnante deve essere a quel punto diretta a sostenere una scelta difficile (che può rimanere tra l’altro inconsapevole), e la sensibilità deve essere tale da riuscire ad individuare quei momenti e non fraintenderli o leggerli (con effetti disastrosi) come non voglia o, peggio, come incapacità (che sarebbe un secondo gravissimo errore).

Metodologicamente è importante porsi (e proporre) degli obbiettivi velocemente raggiungibili, procedere a piccoli passi (riconoscibili come traguardi) che diano un senso facilmente leggibile al percorso, che si propongano anche come momenti di appagamento per non permettere all’ego di trovare vie di fuga alle prime difficoltà.

Approcciarsi alla musica in un corso collettivo è la classica medaglia a due facce: da un lato (A) è un cuscino in grado di limare le difficoltà perché emotivamente pieno, dall’altro (B) un cuscino talmente morbido da poter diventare “alloro su cui adagiarsi”.

Questo porta ad una scelta a monte (rispetto all’eventuale sfida con il proprio carattere), che è la classica linea che separa il passatempo dalla passione: quale dei due lati della medaglia mi appaga di più?

– lato B : all’arrivo delle inevitabili difficoltà relativamente grosse sarà facile l’abbandono.

– lato A : più grosse saranno le difficoltà più sentito sarà l’aiuto che si trova nel gruppo e nella consapevolezza del percorso intrapreso.

Purtroppo con l’allievo “B” c’è poco da fare, la guerra col gusto è una guerra persa…ma l’allievo “A” deve a quel punto smettere di essere una semplice lettera (“A”) e tornare ad avere un nome per essere seguito nelle sue specificità, perché sarà quello il momento in cui si finisce di leggere l’introduzione e comincia la vera avventura (lo svolgimento, la narrazione) !!

Introduzione : Fascino – Emozione – Difficoltà – Consapevolezza – Decisione

Svolgimento  : Emozione – Difficoltà – Emozione – Superamento delle difficoltà

Una volta scelto il lato della medaglia, il percorso è fondamentalmente costruito su due binari :

1 : studio del linguaggio (costruzione del vocabolario e importanza delle “frasi fatte”, pause, accenti, montaggio del discorso, coerenza espressiva, attenzione agli interlocutori, etc…)

2 : sviluppo della tecnica espressiva (ricerca dei suoni, indipendenza degli arti, lavoro sulla velocità, sulla forza, sulla leggerezza, etc…) …

…ma questa è una storia che si scriverà in seguito…

Schematizzando:

LA DIDATTICA di DJEMBE-TA

PROPEDEUTICA (1,2) – PASSO PASSO (3,…)

1 : VOCE AL CENTRO DEL LAVORO – esercizi per impadronirsi del linguaggio : rapporto sillabe/suono

2 : PENSIERO / ELABORAZIONE / AZIONE : la mente, attraverso la voce, muove ed educa il corpo – esercizi di educazione alla sinergia

3 : MUSICA COME LINGUAGGIO / FORMAZIONE DEL “DATABASE” / TECNICA COME POTENZIAMENTO DEL CANALE ESPRESSIVO – esercizi per impadronirsi del linguaggio : cellule che ritornano – esercizi per impadronirsi del linguaggio : inversione di vocali – esercizi per impadronirsi del linguaggio : cambia l’accento cambia il rapporto con la pulsazione – esercizi per impadronirsi del linguaggio : stesso accento ma diverso rapporto con la pulsazione – esercizi per impadronirsi del linguaggio : il montaggio – esercizi per impadronirsi del linguaggio : il gioco delle pause / salto di cadenza

4 : POLIRITMIA / INDIPENDENZA NELL’ASCOLTO – esrcizi di poliritmia : ascolto le parti comuni – esrcizi di poliritmia : imparo ad ascoltare l’interpretazione delle pause (imparo ad ascoltare cosa fanno gli altri durante le mie pause) – esrcizi di poliritmia : consolido l’indipendenza della pulsazione comune (ascolto il dialogo per poterne seguire le evoluzioni ma non mi faccio condizionare nella coerenza con la pulsazione)

come al solito work in progresssssss