Djembe-Ta nelle scuole: il racconto di uninsegnante di scuola primaria

Ecco l’articolo sulla rivista “la vita scolastica“ che racconta i miei laboratori di tamburi dell’Africa dell’ovest!

Un grazie enorme alla splendida maestra Fausta Forni che, oltre ad aver scritto l’articolo, posso dire essere colei che, insieme a Maria Rosa Benelli (non che all’allora dirigente di circolo Silvana Loiero), mi ha più sostenuto, incoraggiato e stimolato in questi ormai più di 10 anni di laboratori nelle scuole

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Bologna #supportbenterema

A.S.D. MAMA AFRICA MEETING – INCONTRO E CULTURA

in collAborazione con DJEMBE-TA

ASPETTANDO MAMA AFRICA MEETING.

GIORNATA DI RACCOLTA FONDI PER IL VILLAGGIO DI BENTEREMA.

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MamaAfrica Meeting, incontro Cultura

In collaborazione con Djembe-Ta vi invitano ad una giornata di laboratori rivolti ai bambini dai 6i ai 14 anni, di percussioni africane, percussioni brasiliane e body percussion in finanziamento de “il villaggio di Benteremà” spazio dedicato alle attività per i bambini a Mama Africa Meeting

Domenica mattina presso il B.u.c.o. di via Zago 11 (sotto ponte Stalingrado) a Bologna, si comincia con:

Ore 11.30 / 13.00 laboratorio di percussioni africane con Cico “ il cerchio dei DunDun”

Pranzo al sacco 🙂

Ore 14:00 / 15.30 laboratorio di body percussion con Tommy Ruggero

Ore 16:00 / 17.30 laboratorio di percussioni del carnevale carioca con Emiliano Alessandrini

Affiancandoci al progetto di raccolta fondi https://it.ulule.com/ilvillaggiodibenterema/

Con una donazione sul posto di 10 € si potrà partecipare ad un corso, con una donazione di 25 € a tutti e tre i corsi.

Info e iscrizioni (disponibilità tamburi): Cico

348 7425593

djembetabologna@gmail.com

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COS’É IL VILLAGGIO DI BENTEREMA?

É lo spazio dedicato ai bambini e alle bambine nel contesto del Mama Africa Meeting, dove maestri internazionali ed educatori esperti, ogni anno, fanno vivere ai più piccoli un’esperienza unica di scambio culturale attraverso danza, musica, canto, racconti, acrobatica e giocoleria, costruzione di strumenti con materiali di riciclo, pittura, teatro e tanto altro ancora…nel rispetto dell’ambiente e in un clima di collaborazione e allegria.

Abbiamo aperto una raccolta fondi su Ulule per sostenere questo meraviglioso progetto dedicato ai più piccoli.

ABBIAMO BISOGNO DEL SOSTEGNO DI TUTTI!

Per saperne di più e donare, visita:

https://it.ulule.com/ilvillaggiodibenterema/

Un metodo o tanti metodi? Passione o rigore scientifico?

Parte 1

Questo articolo (ma anche tutti i post di risposta e confronto che ne seguono!) mi permette di entrare un poco più a fondo in una questione che vista da “lontano” (un metodo puó essere visto come panacea di tutti i mali?) a me pare chiarissima (secondo me no: nessuna panacea in un’unica strada da percorrere) ma che in realtà, nella vita quotidiana e di classe, e parlando di alcuni “metodi” in particolare, mi viene meno facile snocciolare…

http://maddmaths.simai.eu/didattica/il-metodo-bortolato/

Cito dall’articolo:

“…la matematica non sta nel biberon, come non sta nel biberon il linguaggio o il saper suonare uno strumento musicale. La matematica è un costrutto culturale e il suo apprendimento/insegnamento richiede sforzo, sforzo che ovviamente può essere piacevole (e qui interviene la didattica). Convincersi del contrario secondo noi è molto pericoloso sia per gli insegnanti che per gli allievi…”

“…E allora siamo sicuri che un metodo che permette, nel migliore dei casi, di ottenere risposte giuste (prodotti) in contesti meccanici sia significativo per l’apprendimento della matematica?

Noi crediamo di no, crediamo che l’insegnamento della matematica, soprattutto nel primo ciclo (ma non solo) debba in primo luogo insegnare il gusto di chiedersi e del cercare il perché delle cose, il gusto di argomentare le proprie posizioni in maniera coerente e articolata, proprio come richiedono le Indicazioni Nazionali per l’insegnamento.

È un obiettivo educativo molto più complesso di insegnare a dare risposte corrette a domande pre-confezionate, ma, proprio per questo, molto più affascinante per insegnanti e allievi.”

Che ne pensate?

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1308134952619377

Un metodo o tanti metodi?

Passione o rigore scientifico?

Parte 2

Chiaramente il termine metodo, leggendo questo articolo dove si parla di “metodo Singapore“, appare in contrasto con il suo significato contestualizzato nell’articolo del primo post con questo titolo (a questo link: https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1308134952619377 ): qui si parla di metodo come risultato di una enorme ricerca, a livello globale, che andasse a cercare il meglio di tutti percorsi di sviluppo della didattica della matematica in giro per il mondo; nell’altro articolo, si parla di metodo come risultato di un percorso fondamentalmente “personale“.

http://genitoricrescono.com/matematica-paura-metodo-singapore/

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1310000065766199

Un metodo o tanti metodi?

Passione o rigore scientifico?

Parte 3

http://www.dm.unibo.it/rsddm/it/articoli/damore/848%20Panacee.pdf

…Ovvero : la rivolta di Forlì (libera mia interpretazione 🙂 !!)

Un bellissimo sguardo storico, con citazioni puntuali, ci racconta quanto negli ultimi anni ciclicamente sia comparso e poi scomparso un metodo univoco (o uno strumento) di apprendimento della matematica “in grado di risolvere ogni problema”.

La cosa veramente interessante è la chiarezza con cui ogni panacea, raccontata nel suo fallimento in quanto panacea, venga poi valutata come una delle tante strade che si possono tranquillamente utilizzare, previa la consapevolezza dei suoi limiti e criticità (sottolineando quindi il valore irrinunciabile dell’ autonomia di insegnamento “cum grano salis e senza vacue illusioni”)

Cito dal documento :

(…) Il giorno 8 maggio 1993, su iniziativa di alcuni direttori didattici romagnoli (soprattutto forlivesi e ravennati), si tenne a Forlì, in una elegante sala del centro, quello che gli organizzatori avrebbero voluto fosse un duello a sangue fra il vecchio eroe dei blocchi logici e un giovane esponente di questa nuova didattica dell’apprendimento che, nata in Francia, aveva fatto piazza pulita di tutte le illusioni e le panacee, creando una disciplina scientifica. (…)

(…) La prima battuta del duello venne affidata a Dienes, il quale spiegò quale era stato il suo sogno nel creare la propria teoria, quali erano state le sue aspettative nel creare i suoi strumenti, in particolare i blocchi logici; ma spiegò anche che si era reso conto da solo (fosse vero o no, fu un gran bel colpo teatrale da parte sua) della debolezza cognitiva del suo lavoro; raccontò che, di fronte all’uso che dei suoi strumenti vedeva fare, si era da solo messo le mani nei capelli ed aveva singhiozzato: «Dio mio, che cosa ho combinato». E il gesto teatrale fu assai eloquente. (…)

(…) Il che non vuol dire che non si possano usare, basta che non siano confusi con panacee inesistenti e che chi li fa usare ai propri allievi lo faccia cum grano salis, consapevole dei limiti, senza vacue illusioni. Tutto quel che di matematica si può fare con i blocchi logici si può fare con foglie, tappi di bottiglia, soldatini, figurine.

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1310773282355544

Un metodo o tanti metodi?

Passione o rigore scientifico?

Parte 4 :

La comunità scientifica inizia a muoversi compatta e a prendere posizione!

http://www.umi-ciim.it/2018/03/15/comunicato-della-ciim/

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1320458578053681

Parte 5

Gli studiosi iniziano ad andare in profondità

http://maddmaths.simai.eu/didattica/errori-lentezza/

Qui il post Facebook

IO E IL DIGITALE : vademecum settimanale per non spaccare tutto prima di soccombere Episodio n. 3

Rubrica settimanale di sopravvivenza

QR CODE (chiuar cod 👁)

Ricordo diversi anni fa che capitava di vedere nei posti più strani degli adesivi con una grafica particolare, che però non diceva assolutamente nulla di comprensibile… spesso si vedevano appiccicati sui camion di alcune avanguardie artistiche, ricordo nel particolare Mutek o carovane tekno Rave tedesche…

Oggi sono praticamente ovunque e la cosa bella è che possono contenere tantissimi tipi di informazioni… E lì si può creare a piacimento, con estrema facilità!

Come si usano e dove portano??

Se si inquadra con la macchina fotografica del proprio smartphone (con la semplice fotocamera se il sistema operativo è Apple iOS 11, utilizzando una delle tantissime app gratuite e in caso di sistemi operativi diversi), in automatico si verrà reindirizzati alla pagina Internet relativa o si visualizzerà il testo “nascosto dietro al disegno” (a seconda se il contenuto del QR code è un indirizzo Internet o un semplice testo).

Gli usi di questo tipo di comunicazione, sono ovviamente tantissimi: in un piccolo quadrato si possono inserire tantissime informazioni.

Se devo pensare ad un lato ludico/educativo, mi viene subito alla mente una caccia al tesoro, dove i QR code possono contenere o le informazioni per raggiungere il prossimo indizio o un eventuale problema da risolvere 🙂

Provate a vedere dove portano i due QR code di questo articolo 🙂

IO E IL DIGITALE : vademecum settimanale per non spaccare tutto prima di soccombere – Episodio n. 2

Rubrica settimanale di sopravvivenza 

Ciao a tutte e a tutti, eccomi qua per continuare con i pochi punti a cui appendersi per guardare avanti 🙂

Archiviamo l’archiviazione e buttiamoci a capofitto verso il punto n. 2

Punto n. 2 – chi sono io ??? – L’identità digitale

Per muoversi un pochino più a fondo all’interno di siti o piattaforme sul web è necessario farlo usando la propria “identità digitale”, cioè quell’insieme di informazioni che sono necessarie perché tutte le parti in causa siano tutelate in quanto formalmente riconoscibili.

Il mondo del web è sempre più una realtà tangibile, percorribile, fruibile ma anche governabile (o ingovernabile), a seconda di quanto si abbia deciso di viverla piuttosto che subirla; e la consapevolezza che la propria identità digitale sia formalmente e legalmente equiparabile alla propria identità tout court è un “passaggio” fondamentale.

Se per accedere ai servizi o ai materiali didattici di una piattaforma (ad es. il sito www.giuntiscuola.it) vi viene chiesta una registrazione, la ragione è semplicemente legata alla tutela reciproca dell’uso di dati sensibili (voi siete tutelati nella privacy, loro nella legittimità dell’uso di materiali protetti da royalties o dall’uso improprio – pensate per questo ad esempio a Facebook – della piattaforma stessa (sempre pensando a Facebook, atti diffamatori, ingiuriosi o in genere lesivi dell’immagine altrui).

Con il passare degli anni e l’evolversi delle tecnologie, fortunatamente è sempre più facile trovare modalità di accesso più veloci, che richiedono una identificazione anziché una nuova registrazione (in realtà resta una registrazione ma utilizzando un’identità digitale esistente) attraverso credenziali di altre piattaforme (ad es. : “accedi con account Gmai”l oppure “accedi con account Facebook”).

Finora gli esempi di “identità digitale” hanno raccontato il livello più superficiale (in realtà ci riportano sia ad un livello estremamente superficiale – Facebook – che ad un livello un po’ meno superficiale – sito Giunti Scuola – dove oltre a nome cognome e data di nascita si chiedono codice fiscale, indirizzo, etc.; tutto dipende dal tipo di strumento a cui si ha accesso).

Esiste poi la vera e propria identità digitale, equiparabile anche dal punto di vista giuridico, alla nostra identità reale (e fiscale 🙂 ) che forse, per il microcosmo legato all’ ARS DOCENDI, conoscete meglio : SPID – Sistema Pubblico di Identità Digitale (per l’accesso a tutti i servizi online della Pubblica Amministrazione con un’unica identità digitale).

Insomma, il succo di tutta questa introduzione è che questa “scocciatura” è in realtà qualcosa a cui non si può (o potrà) prescindere… Pensate agli orologi (analogico e digitale), alla carta d’identità (su carta o con cip), ma anche all’ufficio postale o alla banca (io ormai non ci metto quasi più piede perché faccio tutto dal telefono con la mia identità digitale).

ACCORGIMENTI

  • Quando create username e password, custoditele gelosamente perché sarà fondamentale ricordarle al momento opportuno (responsabilità personale 🙂 )
  • Se lo strumento è legato al portafoglio (home banking) create password complicate perché non si può pensare sempre che succeda solo agli altri di essere derubati online !!

 

Alla prossima settimana !!

IO E IL DIGITALE : vademecum settimanale per non spaccare tutto prima di soccombere

Rubrica settimanale di sopravvivenza

Episodio n. 1

Ciao a tutte e a tutti, eccomi qua per continuare con i pochi punti a cui appendersi per guardare avanti 🙂

Eravamo al punto n. 1 “Lo spazio di archiviazione”

Punto n. 1Bis – “Con la testa tra le NUVOLE”

Nell’episodio ZERO di questa pseudo rubrica, al punto n.1 dell’elenco si parlava di “liberare spazio sulla memoria del computer”, ripulendolo di file inutili e parlando di archiviazione esterna di file pesanti in Hard Disk o in Cloud.

Oggi si parla di CLOUD

Cloud = Nuvola = Hard Disk esterno virtuale – nel senso che non è fisicamente con noi ma probabilmente si trova su di un’isola sperduta nell’oceano (beato lui !!!!) – a cui si può accedere da qualsiasi dispositivo dotato di connessione internet.

E il bello è che fino a certe dimensioni è pure gratuito e probabilmente ce l’avete già a disposizione, magari senza saperlo (alcuni account mail hanno dei gigabyte di spazio gratuito collegato, oltre a quello di archiviazione delle e-mail) !!

Esempi di spazi di archiviazione cloud gratuiti (i più conosciuti, usati e versatili):

⁃ Google Drive (account Gmail)

⁃ iCloud Drive (account icloud – mac)

⁃ One Drive (account Live – windows)

⁃ Drop Box (qualsiasi account)

Il tempo per guardare anche da “profani” al cloud come una risorsa è arrivato!

Si perché l’intera collezione di riviste scolastiche smette di occupare la libreria a parete di casa e si rimpicciolisce in una cartella facilmente consultabile ovunque (e si allunga di qualche anno la durata di una convivenza pacifica in casa 🙂 ), come quegli scaffali di cd o quei 5 hard disk esterni di foto e video (ma a quel punto servirà acquistare altro spazio e lasciare l’isola felice del “tutto gratis”).

Ormai la connessione dati (internet) cellulare è in grado di rendere questo tipo di strumento qualcosa di decisamente utile e funzionale al lavoro in team.

Perché la tecnologia è arrivata infatti ad un punto per cui è possibile intervenire in tempo reale, in persone diverse sullo stesso documento, da luoghi diversi… con il lato divertente di vedere – come una presenza quasi ectoplasmica – colorarsi delle celle di, ad esempio, un foglio Excel condiviso, nel momento in cui l’altra persona semplicemente ci si sposta sopra con il mouse.

Per quel che mi riguarda trovo che la tecnologia cloud più versatile e di facile uso sia Google Drive (anche se devo dire che in privato resto legato alla piacevolezza di Apple), in quanto integrata in un ambiente software molto vario ed estremamente riconoscibile (e relativamente “aperto”), anche nell’uso, fatto di diverse applicazioni funzionali all’attività professionale e alla vita privata: calendario (Google Calendar), rubrica di contatti (Google Contacts), promemoria e “to do list” (Google Keep), piattaforme scolastiche (Google Classroom) o in generale (che le racchiude poi tutte) Google Apps for Education ! Inoltre Gmail è molto diffuso come account di posta anche a livello istituzionale (diversi account @istruzione.it si appoggiano a gmail).

La sua versatilità inoltre, porta Google drive ad essere integrato in tutte le piattaforme didattiche (ad esempio l’aula virtuale e di Giunti Scuola in http://www.aula.dcampus.it ) e servizi di posta elettronica (anche indirizzi e-mail Microsoft hanno la possibilità diretta di salvare gli allegati nel drive di Google) maggiormente usati.

Esempio di uso integrato di app (ma la stessa cosa succede con gli altri “ambienti” – tranne Drop Box che è solo uno spazio di archiviazione):

⁃ in Google Contatti creo una lista di contatti con indirizzi e-mail di colleghe e colleghi e la chiamo “team”

⁃ In Google Calendar creo un calendario con tutti gli appuntamenti istituzionali (collegi docenti, classi parallele, programmazioni etc…) e lo condivido con la lista contatti “team“

⁃ Nel canale YouTube creo una playlist di Video che interessano al confronto progettuale del team

⁃ In Promemoria (o Google Keep) creo una o più liste con argomenti da sviluppare o adempimenti da portare a termine, da condividere sempre con la lista di contatti “team“

⁃ In Google Classroom creo l’aula virtuale assegnando lo stesso ruolo di insegnanti sempre alla stessa lista “team” di contatti; quello sarà il luogo in cui condividere progettualità, documenti da elaborare, verifiche da costruire (sempre partendo da App di Google come Google Documenti e Google Fogli ) o magari i link o l’intera play list di YouTube.

In automatico, tutte le persone presenti nella lista di Google Contacts “team” vedranno, e ne saranno parte attiva, tutti gli elementi condivisi in tutte le diverse App (a partire dalla più evidente agenda/calendario sul proprio telefono).

Secondo esempio : compiti a casa

⁃ in Google Contact creo una lista di contatti con indirizzi e-mail dei genitori della classe e del team (o, per eventuali problemi di Privacy solo con gli indirizzi del/la rappresentante e del team) chiamandola “compiti”

⁃ In Google calendar creo un calendario chiamato “compiti a casa” e lo condivido con la lista di contatti “compiti”. Al momento dell’assegnazione dei compiti (quando dettate ai bambini sul diario) creo un evento nel calendario in cui scrivo quello che sto dettando; i genitori in automatico vedranno sui propri telefoni i compiti assegnati

Per la questione “compiti a casa” noi, ho un figlio in terza primaria, dobbiamo andare su una piattaforma che si chiama Fram, dove con diversi passaggi arriviamo a vedere i compiti assegnati ma … si tratta di un percorso lungo, poco fluido e decisamente respingente !!

Cose da sapere:

Dropbox è gratuito ma solo fino a 2 GB di spazio di archiviazione.

Se volete usare il cloud per archiviare foto e video, sicuramente dovrete acquistare spazio in più (nel caso i video siano pochi o addirittura non ci siano, sono sufficienti 50 GB), ma si tratta di abbonamenti mensili assolutamente poco costosi (per esempio io ho 50 GB su iCloud a 0,99 €)

Attenzione, comunque, al vostro piano tariffario dati del cellulare, perché è vero che non ci sono problemi di potenza del segnale, ma è altrettanto vero che si rischia il salasso!! W IL WIFI !!

A mercoledì prossimo con il secondo punto di questo vademecum di sopravvivenza: l’identità digitale

IO E IL DIGITALE : vademecum settimanale per non spaccare tutto prima di soccombere

Rubrica settimanale di sopravvivenza

Episodio n. ZERO

Sono ormai cinque anni pieni, praticamente sei, per tutti; per alcuni addirittura potrebbero essere fino anche nove anni…

I libri digitali, iniziano ad essere una presenza importante sui computer di tutte le classi di Italia; magari non c’è un uso assiduo o che ne sfrutti tutte le potenzialità, ma sicuramente la didattica odierna vede nel computer e nella lavagna interattiva multimediale uno strumento di uso pressoché quotidiano.

Come qualsiasi strumento (penso ad esempio anche ad una autovettura) anche il computer ha bisogno di manutenzione e soprattutto di alcuni accorgimenti… Dalla semplice e fondamentale gestione dello spazio di archiviazione, Alle meno immediate pulizie della memoria, all’aggiornamento almeno dei basilari software che fanno girare a dovere la macchina… ci sono poi quelle piccole ma fondamentali attenzioni che vanno messe agli antivirus e ai firewall (che se male impostati rischiano di non far lavorare a dovere i software installati o i collegamenti a software on-line).

Lungi da me propormi come un esperto di informatica (per me i computer sono come delle cipolle, arrivo massimo secondo strato), ma proprio per questo credo che questa mini rubrica settimanale (tutti i mercoledì) potrà dare, in pochi punti, un grosso aiuto al difficile rapporto emotivo con le macchine 🙂

Ecco il punto numero uno:

1 – LO SPAZIO DI ARCHIVIAZIONE

La memoria interna di archiviazione dei computer è limitata e soprattutto superata una certa percentuale di spazio occupato, progressivamente e esponenzialmente le prestazioni del computer si riducono.

È fondamentale insomma eliminare periodicamente i file inutili e/o a dotarsi di una memoria esterna , che non influisce sulle prestazioni del computer, dove archiviare i file più pesanti (foto video, libri digitali non più in uso).

Un esempio di quanto possa pesare sulla vostra “memoria“ il mantenere un libro digitale dalla prima alla quinta non in uso sul vostro computer: la versione insegnante di un libro digitale oggi pesa spesso e volentieri più di 4 GB classe (motivo per il quale molto spesso non è possibile contenere tutto in un DVD); considerando che più si sale con l’età e più libri pesano, e considerando che in quarta più o meno tutto raddoppia) in totale potrebbero arrivare addirittura a 30 GB !!!!

Spesso nelle classi i computer sono macchine non dico obsolete ma quasi, e di conseguenza gli Hard Disk di memoria interna non sono molto capienti, potrebbero addirittura essere di soli 80 GB o 125 GB…

Su una memoria così poco capiente, 30 GB di file inutili (che vanno a sommarsi a tutti file utili e di sistema) sono un peso assolutamente ingombrante!

La soluzione, oltre alla pulizia (cioè eliminare definitivamente i file) o all’archiviazione in un hard disk esterno, è sicuramente (per chi se lo può permettere) l’uso del cloud o direttamente l’uso on-line, ad esempio, dei libri digitali.

A mercoledì prossimo!