Katina e Bruno Genero

Ritmi e danze afro con Katina e Bruno genero :

Considerazioni a confronto:

I ricordi, le emozioni … e le impressioni legate al solo aspetto didattico/pedagogico.

Ho incontrato l’ultima volta Bruno e Katina (a parte incontri di 5 minuti) almeno 6/7 anni fa, e ne ho un ricordo limpido: estremamente professionali, decisamente riconoscibili nel loro lavoro…BRAVISSIMI !!

Ma …

…Un ricordo che, in quanto ricordo, riguarda qualcosa di legato alla mia realtà di allora, alla mia percezione di allora, al mio punto di vista di allora… Vivevo di sapori e colori forti ma non avevo ancora la “capacità” di riconoscere “forza nella dolcezza”, il mio punto di vista era più legato al gusto che alla consistenza, più al suono delle parole che al loro significato…

O forse, più semplicemente, cercavo altro, perchè non nacque in me un’emozione abbastanza forte da poterli apprezzare fino in fondo…avevo capito il valore di Bruno e Katina, si, ma me ne sono reso conto solo negli anni.

Potrei dire di essere stato un allievo “modello” di Bruno, nel senso negativo del termine (non ho fatto mio il metodo di studio che proponeva)… Allo stesso tempo ho chiare nella mia mente diverse sue parole, sue frasi – in lingua musicale e soprattutto parlata – che, spesso per superare ostacoli, sono state per me preziosissime, ma che “mi sono venute in soccorso”, non me ne sono “subito impossessato” per crearmi delle fondamenta solide (non dico che questo sia un errore, esistono tanti approcci diversi alla percussione africana, tutti (?) legittimi, ma una considerazione si).

Insomma oggi, al netto delle mie esperienze, dei miei ragionamenti e della mia personale ricerca sulla didattica (ed è questo aspetto che mi interessa di più in questo momento e che allora non c’era), rivedere Katina e Bruno al lavoro è stata una esperienza decisamente piena (formativa, illuminante, emozionante, rivelatoria !) che conferma i miei ricordi ma che li svincola dal “giogo del gusto”.

GUSTO vs EFFICACIA

Del momento espressivo si “valuta” prima l’insieme e poi eventualmente il singolo, e l’ambito coinvolto è principalmente quello emozionale e del GUSTO (assolutamente personale e insindacabile)…si puó riconoscere la bravura dei singoli ma non apprezzarne il risultato d’insieme (perchè lontano, appunto, dal proprio gusto)…la performance rimarrà chiara nei ricordi solo se sarà riuscita a toccare il lato emozionale e soggettivo del fruitore.

Dell’insegnamento si valuta l’EFFICACIA della didattica vista prima nel suo insieme e poi negli aspetti che la compongono…solo alla fine si può mettere attenzione al lato espressivo.

Un virtuoso non automaticamente sarà un buon insegnante, soprattutto se non sarà in grado di rendere leggibili i suoi virtuosismi o ancora peggio se non si renderà conto che possono portare la comprensione ad essere ancora più difficile. Durante un momento in cui la danza è l’oggetto di studio, eccessi della musica (magari proposti come stimoli energetici), se non ben dosati, avranno il negativo effetto di spostare l’attenzione degli allievi sulla musica e far perdere l’aspetto narrativo faticosamente intessuto dall’insegnante.

L’essere insegnante e l’essere artista (nel momento espressivo del termine) sono due cose distinte:

– l’insegnante deve concentrarsi su degli obbiettivi da far raggiungere a tutti, cercando strategie inclusive e intervenendo molto sul proprio e l’altrui carattere, il tutto condito da un grosso lavoro sulla chiarezza espositiva e sulla gestione delle energie.

– Il “momento espressivo” è fatto di tecnica, anch’esso di gestione delle energie e personale visione della musica (o della danza), il tutto condito (ma non per forza) da una giusta connessione con il pubblico.

Ovviamente il gusto ha eguali diritti di entrare nel ragionamento attraverso il quale si arriva ad una valutazione su quello che si incontra, ma DEVE avere un peso diverso.

…insomma, voglio essere ancora più diretto ed esplicito: se i passi di danza proposti non rispecchiano il proprio gusto ma fanno raggiungere l’obbiettivo di lavorare, ad esempio, sullo spazio, sulla gestione del lato destro e sinistro del corpo piuttosto che proposti come coreografia che gradualmente va a “riscaldare” determinati muscoli o articolazioni, allora il gusto NON puó avere peso, perchè se lo avesse significherebbe non aver colto l’importanza della didattica proposta.

La connessione evidente, armoniosa e assolutamente positiva e proficua tra Bruno e Katina è quasi impressionante…sembrano prendere le stesse decisioni (nella gestione delle energie, dei tempi, delle dinamiche ..) senza nemmeno incrociare gli sguardi… Sono sempre padroni degli eventi e la tensione creativa è evidentemente il loro faro guida !!

EMOZIONE
Penso che le emozioni – e la loro interpretazione – siano alla base del lavoro di Katina e Bruno… Perchè le emozioni (reali o “richiamate”) sono la sola cosa in grado di rendere espressivo un movimento…è che bisogna saperle non solo interpretare, ma anche provocare o ricercare…mettersi nelle condizioni per poterle recepire e veicolare…condizioni mentali e fisiche, assolutamente “extraquotidiane” (vedi antropologia teatrale Barba-Savarese) che per realizzarsi hanno bisogno di una solida tecnica che possa sorreggerle.
I miei occhi vedono qui la forza (e quindi l’efficacia) del lavoro di Katina e Bruno: proporre un percorso in cui la direzione è chiaramente quella volta al raggiungimento di una propria espressività attraverso la danza (e l’utilizzo di un linguaggio transculturale); una strada tortuosa, assolutamente non falsa o omissiva, fatta di sacrificio, fatica, concentrazione e PASSIONE !!! Una strada assolutamente non comoda in grado peró di creare la tensione giusta per costruire i presupposti (proporre delle TECNICHE) per una propria ricerca espressiva sorretta da consapevolezze fisiche e mentali che la rendono immune da ovvietà (se non dovute alla eventuale ovvietà personale, ndr. ).

Bruno e Katina sono due interpreti di un proprio linguaggio nato da profonde riflessioni e ricerche, incontrarli è una importante occasione di crescita, riflessione, sfida con se stessi … Incontrarli è poter essere presi per mano e accompagnati in un mondo “altro”, fatto di diversi mondi e culture, ognuna rispettata nella sua dignità, ma tutte fuse in una sintesi, che potrebbe essere tradotta in linguaggio verbale con una parola composta (che racchiude il mio punto di vista sui – mi perdoneranno la metafora da papà di bimbo di 4 anni – “gemelli Derrik”- cit. Holly e Benji- dell’Afro e che fusa in una parola sola genera un aggettivo assolutamente calzante) : quasta parola è GENERO-SI.

Katina e Bruno propongono secondo me la costruzione di un’impalcatura o scheletro vitale che possa sorreggere “l’essere espressivo” che è in noi… Un messaggio questo che veicolano attraverso il proprio linguaggio e la propria sensibilità espressiva.

Chiudo con una frase che devo dire mi piace molto e che non so chi abbia pronunciata (magari nessuno) ma credo possa raccontare Katina (per Bruno probabilmente vale allo stesso modo, anche senza sostituire “danza” con “musica”) :

“tutto è narrazione, tutto è danza, tutto è passione… e gioia della sua espressione”

P.s. Come al solito sono work in progress, probabilmente queste riflessioni saranno integrate rilette e riviste, ma ovviamente il succo non cambierà

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MUSICA PONTE TRA LE CULTURE

MUSICA PONTE TRA LE CULTURE

Ogni cosa è ritmo…
Il respiro è ritmo…
Il battito del cuore è ritmo…
La parola è ritmo…

Parlo il linguaggio della musica perché la musica “non ha parole” (anche se in molte culture esiste una corrispondenza diretta tra frasi musicali e linguaggio parlato), ma chiunque può capirne il significato…
La musica è emozione e come tale non parla una ma tutte le lingue, non ha ragione né torto perché semplicemente esiste solo se chi la produce ne ha rispetto (e di conseguenza ha rispetto delle proprie emozioni).
Non esiste dialogo senza ascolto, non esiste scambio senza interazione, non esiste incontro senza curiosità. La musica (e nello specifico le poliritmie dell’Africa Dell’Ovest) è proprio l’unione di tutto questo: diversi ritmi e melodie si incontrano, interagiscono tra loro, si modellano sulle variazioni reciproche…senza lasciare mai il terreno comune della pulsazione.
…Certo esistono persone che hanno il dono della musica, che riescono ad esprimersi in musica senza nessun particolare sforzo…ma la musica è per tutti, nessuno escluso…bisogna solo trovare la propria strada, il proprio modo di capire, eseguire, interpretare.
…”danza con il tuo strumento” (cit. Lancei Dioubate)…ecco una strada per educare al ritmo: prendere la musica (anche nel momento dell’apprendimento) per quello che è: VITA