Katina e Bruno Genero

Ritmi e danze afro con Katina e Bruno genero :

Considerazioni a confronto:

I ricordi, le emozioni … e le impressioni legate al solo aspetto didattico/pedagogico.

Ho incontrato l’ultima volta Bruno e Katina (a parte incontri di 5 minuti) almeno 6/7 anni fa, e ne ho un ricordo limpido: estremamente professionali, decisamente riconoscibili nel loro lavoro…BRAVISSIMI !!

Ma …

…Un ricordo che, in quanto ricordo, riguarda qualcosa di legato alla mia realtà di allora, alla mia percezione di allora, al mio punto di vista di allora… Vivevo di sapori e colori forti ma non avevo ancora la “capacità” di riconoscere “forza nella dolcezza”, il mio punto di vista era più legato al gusto che alla consistenza, più al suono delle parole che al loro significato…

O forse, più semplicemente, cercavo altro, perchè non nacque in me un’emozione abbastanza forte da poterli apprezzare fino in fondo…avevo capito il valore di Bruno e Katina, si, ma me ne sono reso conto solo negli anni.

Potrei dire di essere stato un allievo “modello” di Bruno, nel senso negativo del termine (non ho fatto mio il metodo di studio che proponeva)… Allo stesso tempo ho chiare nella mia mente diverse sue parole, sue frasi – in lingua musicale e soprattutto parlata – che, spesso per superare ostacoli, sono state per me preziosissime, ma che “mi sono venute in soccorso”, non me ne sono “subito impossessato” per crearmi delle fondamenta solide (non dico che questo sia un errore, esistono tanti approcci diversi alla percussione africana, tutti (?) legittimi, ma una considerazione si).

Insomma oggi, al netto delle mie esperienze, dei miei ragionamenti e della mia personale ricerca sulla didattica (ed è questo aspetto che mi interessa di più in questo momento e che allora non c’era), rivedere Katina e Bruno al lavoro è stata una esperienza decisamente piena (formativa, illuminante, emozionante, rivelatoria !) che conferma i miei ricordi ma che li svincola dal “giogo del gusto”.

GUSTO vs EFFICACIA

Del momento espressivo si “valuta” prima l’insieme e poi eventualmente il singolo, e l’ambito coinvolto è principalmente quello emozionale e del GUSTO (assolutamente personale e insindacabile)…si puó riconoscere la bravura dei singoli ma non apprezzarne il risultato d’insieme (perchè lontano, appunto, dal proprio gusto)…la performance rimarrà chiara nei ricordi solo se sarà riuscita a toccare il lato emozionale e soggettivo del fruitore.

Dell’insegnamento si valuta l’EFFICACIA della didattica vista prima nel suo insieme e poi negli aspetti che la compongono…solo alla fine si può mettere attenzione al lato espressivo.

Un virtuoso non automaticamente sarà un buon insegnante, soprattutto se non sarà in grado di rendere leggibili i suoi virtuosismi o ancora peggio se non si renderà conto che possono portare la comprensione ad essere ancora più difficile. Durante un momento in cui la danza è l’oggetto di studio, eccessi della musica (magari proposti come stimoli energetici), se non ben dosati, avranno il negativo effetto di spostare l’attenzione degli allievi sulla musica e far perdere l’aspetto narrativo faticosamente intessuto dall’insegnante.

L’essere insegnante e l’essere artista (nel momento espressivo del termine) sono due cose distinte:

– l’insegnante deve concentrarsi su degli obbiettivi da far raggiungere a tutti, cercando strategie inclusive e intervenendo molto sul proprio e l’altrui carattere, il tutto condito da un grosso lavoro sulla chiarezza espositiva e sulla gestione delle energie.

– Il “momento espressivo” è fatto di tecnica, anch’esso di gestione delle energie e personale visione della musica (o della danza), il tutto condito (ma non per forza) da una giusta connessione con il pubblico.

Ovviamente il gusto ha eguali diritti di entrare nel ragionamento attraverso il quale si arriva ad una valutazione su quello che si incontra, ma DEVE avere un peso diverso.

…insomma, voglio essere ancora più diretto ed esplicito: se i passi di danza proposti non rispecchiano il proprio gusto ma fanno raggiungere l’obbiettivo di lavorare, ad esempio, sullo spazio, sulla gestione del lato destro e sinistro del corpo piuttosto che proposti come coreografia che gradualmente va a “riscaldare” determinati muscoli o articolazioni, allora il gusto NON puó avere peso, perchè se lo avesse significherebbe non aver colto l’importanza della didattica proposta.

La connessione evidente, armoniosa e assolutamente positiva e proficua tra Bruno e Katina è quasi impressionante…sembrano prendere le stesse decisioni (nella gestione delle energie, dei tempi, delle dinamiche ..) senza nemmeno incrociare gli sguardi… Sono sempre padroni degli eventi e la tensione creativa è evidentemente il loro faro guida !!

EMOZIONE
Penso che le emozioni – e la loro interpretazione – siano alla base del lavoro di Katina e Bruno… Perchè le emozioni (reali o “richiamate”) sono la sola cosa in grado di rendere espressivo un movimento…è che bisogna saperle non solo interpretare, ma anche provocare o ricercare…mettersi nelle condizioni per poterle recepire e veicolare…condizioni mentali e fisiche, assolutamente “extraquotidiane” (vedi antropologia teatrale Barba-Savarese) che per realizzarsi hanno bisogno di una solida tecnica che possa sorreggerle.
I miei occhi vedono qui la forza (e quindi l’efficacia) del lavoro di Katina e Bruno: proporre un percorso in cui la direzione è chiaramente quella volta al raggiungimento di una propria espressività attraverso la danza (e l’utilizzo di un linguaggio transculturale); una strada tortuosa, assolutamente non falsa o omissiva, fatta di sacrificio, fatica, concentrazione e PASSIONE !!! Una strada assolutamente non comoda in grado peró di creare la tensione giusta per costruire i presupposti (proporre delle TECNICHE) per una propria ricerca espressiva sorretta da consapevolezze fisiche e mentali che la rendono immune da ovvietà (se non dovute alla eventuale ovvietà personale, ndr. ).

Bruno e Katina sono due interpreti di un proprio linguaggio nato da profonde riflessioni e ricerche, incontrarli è una importante occasione di crescita, riflessione, sfida con se stessi … Incontrarli è poter essere presi per mano e accompagnati in un mondo “altro”, fatto di diversi mondi e culture, ognuna rispettata nella sua dignità, ma tutte fuse in una sintesi, che potrebbe essere tradotta in linguaggio verbale con una parola composta (che racchiude il mio punto di vista sui – mi perdoneranno la metafora da papà di bimbo di 4 anni – “gemelli Derrik”- cit. Holly e Benji- dell’Afro e che fusa in una parola sola genera un aggettivo assolutamente calzante) : quasta parola è GENERO-SI.

Katina e Bruno propongono secondo me la costruzione di un’impalcatura o scheletro vitale che possa sorreggere “l’essere espressivo” che è in noi… Un messaggio questo che veicolano attraverso il proprio linguaggio e la propria sensibilità espressiva.

Chiudo con una frase che devo dire mi piace molto e che non so chi abbia pronunciata (magari nessuno) ma credo possa raccontare Katina (per Bruno probabilmente vale allo stesso modo, anche senza sostituire “danza” con “musica”) :

“tutto è narrazione, tutto è danza, tutto è passione… e gioia della sua espressione”

P.s. Come al solito sono work in progress, probabilmente queste riflessioni saranno integrate rilette e riviste, ma ovviamente il succo non cambierà

MUSICA PONTE TRA LE CULTURE

MUSICA PONTE TRA LE CULTURE

Ogni cosa è ritmo…
Il respiro è ritmo…
Il battito del cuore è ritmo…
La parola è ritmo…

Parlo il linguaggio della musica perché la musica “non ha parole” (anche se in molte culture esiste una corrispondenza diretta tra frasi musicali e linguaggio parlato), ma chiunque può capirne il significato…
La musica è emozione e come tale non parla una ma tutte le lingue, non ha ragione né torto perché semplicemente esiste solo se chi la produce ne ha rispetto (e di conseguenza ha rispetto delle proprie emozioni).
Non esiste dialogo senza ascolto, non esiste scambio senza interazione, non esiste incontro senza curiosità. La musica (e nello specifico le poliritmie dell’Africa Dell’Ovest) è proprio l’unione di tutto questo: diversi ritmi e melodie si incontrano, interagiscono tra loro, si modellano sulle variazioni reciproche…senza lasciare mai il terreno comune della pulsazione.
…Certo esistono persone che hanno il dono della musica, che riescono ad esprimersi in musica senza nessun particolare sforzo…ma la musica è per tutti, nessuno escluso…bisogna solo trovare la propria strada, il proprio modo di capire, eseguire, interpretare.
…”danza con il tuo strumento” (cit. Lancei Dioubate)…ecco una strada per educare al ritmo: prendere la musica (anche nel momento dell’apprendimento) per quello che è: VITA

Laboratori : passione-curiosità-incontro

…Resta una passione perché cerco di trasmettere quelle emozioni che ho vissuto la prima volta che ho avuto modo di incontrare la musica e la danza dell’Africa dell’ovest (Senegal, Saly Portudal, Bougarabou Ballet) ..ed è stato un incontro non soltanto emotivamente forte (in quanto si trattava di un incontro con qualcosa di diametralmente opposto a quello a cui ero abituato nella mia quotidianità) ma qualcosa che mi ha fatto capire l’importanza “dell’essere curioso”… Perché siamo in un mondo fatto di incontri con realtà nuove, culture nuove persone nuove e credo che affrontare l’INCONTRO mossi da curiosità sia un primo passo forse più costruttivo che mossi da dubbio piuttosto che da diffidenza; diciamo che approfittiamo del privilegio di poter utilizzare un linguaggio musicale per poterci confrontare. Il linguaggio musicale è un privilegio perché non mette sul tavolo questioni (parlando di contenuti e di significati) su cui ci si possa scontrare e rappresenta quindi un primo modo “libero” per poterci incontrare e confrontare…

Mama Africa 2013 (ita+fra)

MAMA AFRICA MEETING 2013 – dal 29 LUGLIO al 4 AGOSTO
Dedicata ad ALEX BOTTONI
Costruita intorno alla figura di THOMAS SANKARA

Mancano pochi mesi ormai all’ottava edizione di Mama Africa Meeting e piano piano l’adrenalina sale…Sarà un anno particolare (ancora ?! ) per non dire cruciale, in cui sapremo se ci sarà futuro per il meeting e allo stesso tempo inizieremo a delinearne i contorni per un nuovo sviluppo (senza rinnegare nulla)…
Tre sono le colonne che reggono l’organizzazione di quest’anno:

– Una forte identità e una grande responsabilità verso la nostra grande famiglia
– Il cambio di location
– Un grosso ammanco economico dell’edizione 2012

– GROSSO AMMANCO ECONOMICO DELL’EDIZIONE 2012
La splendida e super partecipata edizione 2012 ha, dopo pochi giorni dalla chiusura del meeting, mostrato in tutta la sua durezza “il lato oscuro della luna”, il lato economico… Abbiamo pagato la nostra inesperienza a gestire un numero così alto di persone ma anche di staff e attività… Abbiamo sottovalutato l’impatto economico delle strutture che siamo obbligati ad affittare non riuscendo preventivamente a metterlo in rapporto con gli immensi mancati guadagni che la nostra organizzazione basata sul volontariato e sulla imponente offerta formativa inesorabilmente produce. Abbiamo pagato sensibilmente colpe non nostre, il mancato rispetto di accordi presi con grande anticipo (e qui paghiamo la buona fede) e disattesi a due giorni dall’inizio del festival o addirittura a giochi chiusi. Abbiamo pagato la mia facilità all’inclusione facendo diventare i mancati guadagni di qui sopra una vera voce di spesa. Abbiamo pagato una (sempre mia) scelta artistica molto più rischiosa perché poco legata alla forza del mercato. Abbiamo pagato la mancanza di chiarezza e fermezza nei rapporti professionali, permettendo ai furbetti di agire senza macchia. Abbiamo pagato la nostra linea etica del festival “popolare”, basato sugli spettacoli gratuiti, sui corsi gratuiti e i prezzi bassi…il tutto ovviamente non controbilanciato da cachet assenti (insomma tutto ciò che noi offriamo gratuitamente, è da noi pagato come tutto il resto)…
Ci troviamo insomma ad affrontare l’organizzazione della prossima edizione in una vera emergenza economica , che ci mette di fronte alla realtà che se sbagliamo ancora perderemo Mama Africa. Saremo costretti a chiedere una “pausa” a diversi artisti (cosa per me molto difficile e dolorosa) e ci troveremo a dover per forza di cose essere meno indulgenti con tutti (a partire dallo staff). Ma sarà l’anno in cui se ognuno si assumerà la responsabilità di mettere in sicurezza Mama Africa (semplicemente alzando il proprio livello di rispetto reciproco al massimo) riusciremo a dare una nuova linfa al meeting , di cui si potrà cibare in futuro per alimentarsi autonomamente e autorigenerarsi.

– CAMBIO DI LOCATION
Quest’anno Mama Africa Meeting si svolgerà in una nuova location non distante da Mulazzo , nel paese di Villafranca in Lunigiana… Attraverseremo il fiume ma ci troveremo sempre tra i castagni (e i loro aghi !!)…Sarà sicuramente un salto in avanti relativamente alla “sicurezza” (la viabilità aveva reso una trappola in caso di emergenza il parco del Donatore) e all’accessibilità per gli “esterni” e i visitatori saltuari; lo sarà anche dal punto di vista della logistica (per l’organizzazione) e della comodità (vicinanza alla stazione dei treni, a supermercati e negozi in genere, alla piscina comunale adiacente etc.). Inoltre i servizi offerti per la quotidianità godranno di un sensibile balzo in avanti (numero di bagni fissi, docce chiuse, sicurezza idrica…). Sarà sicuramente un passaggio delicato per i compromessi acustici che dovremo (per futura fattibilità del meeting) sostenere (vista la vicinanza alle abitazioni e alla geofisica del luogo – siamo nella valle del fiume Magra- ma soprattutto per gli accordi presi con l’amministrazione comunale). Avremo la danza con le percussioni e i corsi di percussione nel parco solo la mattina e il limite orario per le percussioni per le prime tre sere a mezzanotte (ma avremo alternative al chiuso).
Sarà una splendida opportunità per iniziare ad immaginare un Mama Africa esplicitamente rivolta all’esterno (nostro malgrado stavamo ghettizzandoci nella accogliente conca di Gavedo) che interagisca con il territorio in maniera attiva e biunivoca…chissà magari entrando negli splendidi borghi medievali vicini, cercando di instaurare momenti di collaborazione, confronto e sinergia con le realtà territoriali, cercando sempre di più collegamenti tra “noi e loro” (quest’anno cominceremo a sviluppare il bike sharing per una mobilità sempre più sostenibile …).

– FORTE IDENTITA’
Ecco la sicurezza: la nostra identità, costruita in anni e radicata nel confronto reciproco, sarà alla base di ogni sviluppo (dalle idee ai compromessi, dai cambi radicali agli aggiustamenti…)…Mama Africa sarà sempre Mama Africa perché specchio delle sue anime.. Insomma chi cercherà il semplice quieto vivere lo troverà, chi cercherà duro lavoro senza respiro ad alta qualità lo troverà, chi cercherà equilibrio tra vacanza e studio lo troverà, chi cercherà occasioni di riflessione ne sarà sommerso, chi cercherà forti emozioni ne rimarrà segnato, chi cercherà il ritrovo di una comunità lo troverà, chi semplicemente vorrà annusare l’aria sarà investito dagli odori del mondo e accecato dai colori della felicità!!!!!

VERSION FRANCAISE

MAMA AFRICA MEETING 2013 – DU 29 JUILLET AU 4 AOUT
Dedié à ALEX BOTTONI
Construite à l’image de THOMAS SANKARA
Il manque quelques mois à la huitième édition de Mama Africa Meeting et peu à peu l’adrenaline monte…
Ce sera une année particulière (encore ?!) pour ne pas dire cruciale, durant laquelle nous apprendrons s’il
y a un futur pour le meeting et en meme temps , nous commencerons à tracer les contours pour un nouveau développement (sans rien renier)…
Trois colonnes soutiennent l’organisation de cette année :
– Une forte identité et une grande responsabilité envers notre grande famille
– Un nouvel emplacement
– Un important manque à gagner de l’édition 2012
-IMPORTANT MANQUE A GAGNER DE L’EDITION 2012
La splendide et super édition 2012 a, après quelques jours de la fin du meeting, montré avec dureté « la face cachée de la lune » : le coté économique… Nous avons payé notre manque d’expérience dans la gestion d’un nombre très élevé de personnes mais aussi du staff et des activités…
Nous avons sous-évalué le cout économique de la structure que nous sommes obligés de louer sans réussir, à l’avance, à le comparer aux importants manques à gagner de notre organisation basée sur le volontariat et l’imposante formation.
Nous avons un peu payé des fautes qui n’étaient pas les notres, le non respect des accords pris longtemps à l’avance (et dans ce cas nous payons notre bonne foi) à deux jours du début du festival et meme quelques fois à la fin des activités. Nous avons payé ma facilité d’introduire les manques à gagner, ci-dessus, comme frais réels. Nous avons payé un choix artistique (toujours moi) fort dangereux parce que peu connu sur le marché .
Nous avons payé le peu de clarté et fermeté dans les rapports professionnels, en permettant aux mals intentionnés d’agir sans problème. Nous avons payé notre science éthique du festival « populaire » basé sur les spectacles gratuits, sur les cours gratuits et sur les prix réduits… Tout ceci, évidemment, n’est pas compensé par le non paiement des cachets (tout ce que nous offrons gratuitement est payé par nous , comme tout le reste).
Enfin, nous nous trouvons dans la situation d’affronter l’organisation de la prochaine édition avec un gros problème économique qui nous expose à une réalité : si nous nous trompons, nous perdons Mama Africa. Nous serons obligés de demander une « pause » à plusieurs artistes (chose pour moi très difficile et pénible) et nous serons contraints, par force majeure, à etre moins indulgents avec tout le monde ( en commençant par le staff). Mais ce sera l’année, si chacun se responsabilise, de mettre en sécurité Mama Africa ( en augmentant tout simplement le propre niveau de responsabilité réciproque au maximum) nous réussirons à donner un renouveau au meeting, duquel on pourra s’inspirer dans le futur pour devenir autonome et subvenir à nos propres besoins.
– NOUVEL EMPLACEMENT
Cette année Mama Africa Meeting aura lieu dans un nouvel emplacement non loin de Mulazzo, dans le village de Villafranca in Lunigiana…Nous traverserons le fleuve mais nous serons toujours au milieu des chataigniers (et de leurs aiguilles). Ce sera surement un saut de qualité en ce qui concerne la « sécurité » (à cause de la voirie le Parco del Donatore était devenu un piège en cas de danger) l’accès des personnes extérieures et les visiteurs occasionnels ; ce sera également une amélioration au niveau logistique (pour l’organisation) et de la commodité (à deux pas de la gare, des supermarchés et magasins, à la piscine communale etc….). De plus, les services offerts pour les besoins quotidiens seront perfectionnés (nombre de WC fixes, douches fermées, sécurité hydraulique). Ce sera surement un passage délicat pour les compromis acoustiques que nous devrons (pour le bon déroulement futur du meeting) résoudre (vu le voisinage des habitations et la géophysique de l’endroit, nous sommes dans la vallée du fleuve Magra, mais surtout pour les accords pris avec l’administration communale). Nous aurons la dance avec les percussions et les cours de percussions dans le parc seulement le matin et la limite d’horaire pour les percussions pour les trois premières soirées est à minuit (mais nous aurons d’autres possibilités pour l’intérieur). Ce sera une magnifique occasion pour commencer à imaginer un Mama Africa tourné vers l’extérieur ( sans s’en rendre compte on s’emprisonnait dans l’accueillante vallée de Gavedo) che interagisca avec le territoire de façon active et biunivoca….Peut-etre qu’en pénétrant dans les bourgs médiévaux voisins, en cherchant d’établir des moments de collaboration, comparaison et synergie avec les réalités du territoire, en cherchant toujours plus de liens entre « nous et eux » (cette année nous commencerons à développer le bike sharing pour une mobilité toujours plus intense).
– FORTE IDENTITE’
Voilà la sécurité : notre identité, construite en plusieurs années, et enracinée dans un dialogue réciproque, sera la base de chaque développement (d’idées aux compromis, des changements importants aux ajustements…)…Mama Africa sera toujours Mama Africa parce que miroir de ses ames…
Enfin qui cherchera la tranquillité, la trouvera, qui cherchera le travail dur sans répit, de haute qualité le trouvera, qui cherchera équilibre entre vacances et études, le trouvera, qui cherchera des occasions de réfléchir,en trouvera en abondance, qui cherchera des émotions fortes , il sera marqué, qui cherchera le seing d’une communauté, le trouvera, qui simplement voudra respirer l’air , sera rempli des odeurs du monde et aveuglé par les couleurs du bonheur !!!!!!

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Alex Bottoni – una grande perdita

Ho conosciuto Alex Bottoni tanti anni fa, quando ero a Bergamo per suonare al “Pacì Paciana” con le percussioni africane… Lui mi si fece davanti con la sua “esse” inconfondibile chiedendomi un accompagnamento di sssoli 🙂
Erano i primi anni in cui si affacciavano artisti africani di spessore in Italia e ancora la “comunità di djembe.it” (primo grande riferimento per gli appassionati di musiche e danze dell’Africa dell’Ovest che segnò la crescita e lo sviluppo in Italia di queste art) non esisteva… Eravamo pochi cani sciolti molto pieni di sè perchè privi di esempi e momenti di confronto (nonchè belli ignoranti della musica che presuntuosamente pensavamo di suonare bene!) … Ma negli occhi di Alex giá si leggeva il cambiamento che sarebbe avvenuto di lì a poco …
Negli anni ci siamo frequentati tanto, abbiamo condiviso tanti momenti formativi e progetti musicali, abbiamo avuto diversi punti di vista su tante cose ma ci siamo sempre ritrovati nel piacere di suonare insieme per la stima e l’affetto reciproco che piano piano si radicava in noi (all’interno di una rete di rapporti profondi di un “nucleo storico” che stava condividendo un percorso comune di musica e danza)… Con Alex c’è sempre stato un confronto aperto e costruttivo sui reciproci percorsi e sulle reciproche riflessioni intorno ai temi legati alla diffusione e allo studio di musica e danza africana, ragionando su cosa significa essere musicisti o interpreti o insegnanti, o organizzatori di eventi… Insomma per Alex questa musica non era solo per sè ma di tutti, ha fatto tantissimo per la diffusione “sana” (basata cioè sul rispetto culturale e sulla qualità e fedeltà della sua musica nei momenti di insegnamento) della cultura artistica dell’Africa dell’Ovest in Italia, mettendosi in gioco ed esponendosi non poco… E’ stato un esempio, un obbiettivo da raggiungere, uno stimolo alla ricerca e all’approfondimento… Ovviamente negli anni è maturato tanto, facendo errori ma sempre rimettendosi in discussione, insomma errori dovuti alla passione, non certo al proprio ego… E negli anni aveva imparato la forza della gentilezza e del sorriso, che lo aveva reso estremamente comunicativo e positivo …
Da pochi mesi Alex non c’è più e forte si sente la sua mancanza..aspettando il vuoto che tutti vivremo quando arriverà la settimana di “Mama Africa” , di cui era una colonna portante e un consigliere prezioso …
Alex mi manchi …

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dialoghi …

… è importante rimettersi in discussione ponendo come priorità la musica per la sua bellezza e per l’importanza della sua didattica vista in termini di propositività al confronto..
Stefano lo ammiro per il suo percorso caparbio di ricerca e studio del djembe e credo che vedere come suona, per chi comincia e non solo, sia uno stimolo a porsi degli obbiettivi vedendoli come raggiungibili..viceversa mi piace anche proporgli di vedere il mio approccio e di conseguenza proporre un non per forza esplicito confronto con altri modi di vivere la musica… Credo che poi sia un esercizio di umiltà anche per me, per ricordarmi che l’autostima deve servire , non ASservire (nel senso che è importante per comunicare sicurezza ma troppa ha l’effetto opposto) e che quindi bisogna sempre riconoscere le capacità di chi si ha vicino, valorizzandole e non occultandole … e poi mi è simpatico 🙂

“Carta dei diritti dell’allievo”

Credo che un passo avanti per l’uscita da un ambito “amatoriale” verso un ambito riconosciuto e riconoscibile anche professionalmente dell’insegnamento di musiche e danze dell’Africa dell’Ovest possa passare (visto che la valutazione dell’insegnante su principi condivisi è in genere in Italia un quasi tabù) dalla stesura condivisa di una carta dei diritti dell’allievo, un qualcosa che metta nero su bianco degli obbiettivi da raggiungere pensando agli allievi, che possa essere abbracciata da chiunque decida di insegnare o trasmettere , a prescindere dalla propria provenienza culturale…

io comincio con quello che secondo me è il più importante poi mi piacerebbe che si continuasse insieme :
1 – diritto a divertirsi (citando T.Sankara, che voleva in costituzione il diritto alla felicità. Gli insegnanti devono capire le necessità e le motivazioni degli allievi, calibrando la propria didattica…come diceva Fatabou Camara “ogni allievo ha bisogno di un bastone diverso”)
2 – diritto di avere coltivato il seme della curiosità (stimolare alla ricerca, al confronto, alla condivisione con gli altri…eliminando le dinamiche di chiusura abituali a cui si assiste, che derivano dalla paura di perdere allievi)
3- diritto a non farsi male ( a : gli insegnanti hanno il dovere di conoscere le basi di un buon riscaldamento e deaffaticamento. b : ancora troppo spesso non è considerata una vera e propria danza e così fatica ad essere inserita all’interno della programmazione annuale di scuole di danza..relegata troppo spesso in locali non adatti..gli allievi hanno il sacrosanto diritto di preservare le proprie articolazioni e il proprio prezioso corpo dai “traumi” dovuti ad esempio ad un pavimento non consono)
4 – …

i punti che mi piacerebbe sviluppare, parlando di didattica della musica e della danza dell’Africa dell’Ovest in Italia e del microcosmo che gira intorno a queste arti

– scena “afro” italiana : perchè è necessario un coordinamento sulla base di un “manifesto di intenti”
– i prerequisiti di una didattica a prescindere dalla provenienza dell’insegnante
– “carta dei diritti dell’allievo”
– organizzazione di stage fai da te : pro e contro
– dinamiche negative nell’ambito organizzativo di corsi e stage (rapporto musicisti/insegnante, musicisti/musica, distinzione dei livelli, obbiettivo economico/obbiettivo formativo … )