Bologna #supportbenterema

A.S.D. MAMA AFRICA MEETING – INCONTRO E CULTURA

in collAborazione con DJEMBE-TA

ASPETTANDO MAMA AFRICA MEETING.

GIORNATA DI RACCOLTA FONDI PER IL VILLAGGIO DI BENTEREMA.

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MamaAfrica Meeting, incontro Cultura

In collaborazione con Djembe-Ta vi invitano ad una giornata di laboratori rivolti ai bambini dai 6i ai 14 anni, di percussioni africane, percussioni brasiliane e body percussion in finanziamento de “il villaggio di Benteremà” spazio dedicato alle attività per i bambini a Mama Africa Meeting

Domenica mattina presso il B.u.c.o. di via Zago 11 (sotto ponte Stalingrado) a Bologna, si comincia con:

Ore 11.30 / 13.00 laboratorio di percussioni africane con Cico “ il cerchio dei DunDun”

Pranzo al sacco 🙂

Ore 14:00 / 15.30 laboratorio di body percussion con Tommy Ruggero

Ore 16:00 / 17.30 laboratorio di percussioni del carnevale carioca con Emiliano Alessandrini

Affiancandoci al progetto di raccolta fondi https://it.ulule.com/ilvillaggiodibenterema/

Con una donazione sul posto di 10 € si potrà partecipare ad un corso, con una donazione di 25 € a tutti e tre i corsi.

Info e iscrizioni (disponibilità tamburi): Cico

348 7425593

djembetabologna@gmail.com

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COS’É IL VILLAGGIO DI BENTEREMA?

É lo spazio dedicato ai bambini e alle bambine nel contesto del Mama Africa Meeting, dove maestri internazionali ed educatori esperti, ogni anno, fanno vivere ai più piccoli un’esperienza unica di scambio culturale attraverso danza, musica, canto, racconti, acrobatica e giocoleria, costruzione di strumenti con materiali di riciclo, pittura, teatro e tanto altro ancora…nel rispetto dell’ambiente e in un clima di collaborazione e allegria.

Abbiamo aperto una raccolta fondi su Ulule per sostenere questo meraviglioso progetto dedicato ai più piccoli.

ABBIAMO BISOGNO DEL SOSTEGNO DI TUTTI!

Per saperne di più e donare, visita:

https://it.ulule.com/ilvillaggiodibenterema/

Un metodo o tanti metodi? Passione o rigore scientifico?

Parte 1

Questo articolo (ma anche tutti i post di risposta e confronto che ne seguono!) mi permette di entrare un poco più a fondo in una questione che vista da “lontano” (un metodo puó essere visto come panacea di tutti i mali?) a me pare chiarissima (secondo me no: nessuna panacea in un’unica strada da percorrere) ma che in realtà, nella vita quotidiana e di classe, e parlando di alcuni “metodi” in particolare, mi viene meno facile snocciolare…

Il metodo Bortolato e la fortuna di avere una buona stampa…

Cito dall’articolo:

“…la matematica non sta nel biberon, come non sta nel biberon il linguaggio o il saper suonare uno strumento musicale. La matematica è un costrutto culturale e il suo apprendimento/insegnamento richiede sforzo, sforzo che ovviamente può essere piacevole (e qui interviene la didattica). Convincersi del contrario secondo noi è molto pericoloso sia per gli insegnanti che per gli allievi…”

“…E allora siamo sicuri che un metodo che permette, nel migliore dei casi, di ottenere risposte giuste (prodotti) in contesti meccanici sia significativo per l’apprendimento della matematica?

Noi crediamo di no, crediamo che l’insegnamento della matematica, soprattutto nel primo ciclo (ma non solo) debba in primo luogo insegnare il gusto di chiedersi e del cercare il perché delle cose, il gusto di argomentare le proprie posizioni in maniera coerente e articolata, proprio come richiedono le Indicazioni Nazionali per l’insegnamento.

È un obiettivo educativo molto più complesso di insegnare a dare risposte corrette a domande pre-confezionate, ma, proprio per questo, molto più affascinante per insegnanti e allievi.”

Che ne pensate?

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1308134952619377

Un metodo o tanti metodi?

Passione o rigore scientifico?

Parte 2

Chiaramente il termine metodo, leggendo questo articolo dove si parla di “metodo Singapore“, appare in contrasto con il suo significato contestualizzato nell’articolo del primo post con questo titolo (a questo link: https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1308134952619377 ): qui si parla di metodo come risultato di una enorme ricerca, a livello globale, che andasse a cercare il meglio di tutti percorsi di sviluppo della didattica della matematica in giro per il mondo; nell’altro articolo, si parla di metodo come risultato di un percorso fondamentalmente “personale“.

Matematica che paura! Il metodo Singapore

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1310000065766199

Un metodo o tanti metodi?

Passione o rigore scientifico?

Parte 3

Fai clic per accedere a 848%20Panacee.pdf

…Ovvero : la rivolta di Forlì (libera mia interpretazione 🙂 !!)

Un bellissimo sguardo storico, con citazioni puntuali, ci racconta quanto negli ultimi anni ciclicamente sia comparso e poi scomparso un metodo univoco (o uno strumento) di apprendimento della matematica “in grado di risolvere ogni problema”.

La cosa veramente interessante è la chiarezza con cui ogni panacea, raccontata nel suo fallimento in quanto panacea, venga poi valutata come una delle tante strade che si possono tranquillamente utilizzare, previa la consapevolezza dei suoi limiti e criticità (sottolineando quindi il valore irrinunciabile dell’ autonomia di insegnamento “cum grano salis e senza vacue illusioni”)

Cito dal documento :

(…) Il giorno 8 maggio 1993, su iniziativa di alcuni direttori didattici romagnoli (soprattutto forlivesi e ravennati), si tenne a Forlì, in una elegante sala del centro, quello che gli organizzatori avrebbero voluto fosse un duello a sangue fra il vecchio eroe dei blocchi logici e un giovane esponente di questa nuova didattica dell’apprendimento che, nata in Francia, aveva fatto piazza pulita di tutte le illusioni e le panacee, creando una disciplina scientifica. (…)

(…) La prima battuta del duello venne affidata a Dienes, il quale spiegò quale era stato il suo sogno nel creare la propria teoria, quali erano state le sue aspettative nel creare i suoi strumenti, in particolare i blocchi logici; ma spiegò anche che si era reso conto da solo (fosse vero o no, fu un gran bel colpo teatrale da parte sua) della debolezza cognitiva del suo lavoro; raccontò che, di fronte all’uso che dei suoi strumenti vedeva fare, si era da solo messo le mani nei capelli ed aveva singhiozzato: «Dio mio, che cosa ho combinato». E il gesto teatrale fu assai eloquente. (…)

(…) Il che non vuol dire che non si possano usare, basta che non siano confusi con panacee inesistenti e che chi li fa usare ai propri allievi lo faccia cum grano salis, consapevole dei limiti, senza vacue illusioni. Tutto quel che di matematica si può fare con i blocchi logici si può fare con foglie, tappi di bottiglia, soldatini, figurine.

Qui il post sulla pagina Facebook

https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1310773282355544

Un metodo o tanti metodi?

Passione o rigore scientifico?

Parte 4 :

La comunità scientifica inizia a muoversi compatta e a prendere posizione!

http://www.umi-ciim.it/2018/03/15/comunicato-della-ciim/

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https://www.facebook.com/rossigiunti/posts/1320458578053681

Parte 5

Gli studiosi iniziano ad andare in profondità

Errori, lentezza e tabelline. Rosetta Zan e Anna Baccaglini-Frank intervengono ancora sul metodo analogico

Qui il post Facebook

Djembe-Ta nelle scuole: lo SHOW

Che dire, grazie 1000 e ancora 1000 grazie alle insegnanti che mi hanno coinvolto e ai bambini che hanno deciso di lasciarsi guidare…

È sempre una grande emozione vivere LO SHOW, il momento conclusivo dei laboratori, con l’adrenalina da messa in scena che acquista un valore pedagogico e strutturante molto importante…

Nei primi anni vedevo il momento finale dello spettacolo come qualcosa in più, dal punto di vista didattico, assolutamente in secondo piano rispetto alla dinamica dell’ora di laboratorio…

Negli ultimi anni questo punto di vista si è assolutamente modificato, dando un grosso valore al momento dello spettacolo, dove un turbine di emozioni deve essere gestito e dove (per gestire le emozioni) il più grande aiuto è: respirare, fare mente locale e (per qualcuno) decidere di seguire la mia richiesta (esplicita nel suo essere metodo di lavoro) di assumersi la responsabilità della musica utilizzando la voce e cercando di stringere il legame all’interno del proprio gruppo ritmico.

È stata una mattina decisamente piena di energie positive e stimoli!

Grazie ancora alle classi terza A, quarta A e quarta B e quinta A e alle loro insegnanti della scuola primaria Decio Raggi di Forlì !!!

Quanto è bella la scuola fatta e vissuta con passione!

Stamattina, prima di scaricare gli strumenti per l’ultimo incontro in una scuola qui a Forlì, sono andato a salutare i bambini e le maestre di una classe quarta con cui l’anno scorso avevamo fatto il percorso dei tamburi… Sono arrivato nel pieno di un momento del loro progetto di “lettura in piazza”…L’aria era carica di una forte e magica energia, si vedeva la luce negli occhi di tutti i bambini e la gioia e la passione nell’esporsi al pubblico, con la sola mediazione di un leggio e di un microfono (strumento assolutamente non facilitante)…

Il racconto del progetto mi ha entusiasmato: una profonda e condivisa ricerca di testi, la grande attenzione all’esposizione e alla teatralità (con l’evidente risultato di aver colpito nel segno il lato emotivo dei bambini), la speculare grande attenzione alla lettura dei compagni… un pubblico attento e partecipe… (Per non parlare di un bimbo che in questo tipo di percorso ha sicuramente trovato una delle sue strade in cui la propria espressività è più libera di manifestarsi… Un genio!)
Trovo che un progetto del genere sia una potenza didattica in grado di avere enormi benefici sulla qualità della vita quotidiana all’interno della scuola e un valore aggiunto alla fondamentale capacità di “imparare ad imparare”.
In ambito disciplinare, nella mia ignoranza, mi sembra evidente l’importanza di questo percorso in ottica non solo di esposizione ma anche di comprensione del testo (oltre che, ovviamente, di passione alla lettura)…
Insomma, è stato un inizio di giornata assolutamente positivo, che tiene la barra dritta sulla consapevolezza che la scuola di oggi ha ancora tantissime bellissime carte da giocare, nonostante le enormi e sempre maggiori difficoltà…
Grazie di cuore alla passione di tutte le maestre e di tutti i maestri, lo dico prima di tutto da padre…

MAMA AFRICA MEETING RELOADED

Se sto pensando a come provare a ricominciare MAM? Cavolo se ci sto pensando…
Tante cose sono chiare, nella loro potenziale splendida fattibilità…prendendo a spunto la memoria di quello che abbiamo fatto in tanti anni, delle cose incredibilmente belle, degli errori e i punti di vista falsati, dalle esperienze di incontro e relazione, dalla voglia di sognare che riuscivamo a mettere in essere durante la settimana magica.

In questo anno abbondante ci sono state tante occasioni di confronto, con artisti, amici, compagni di viaggio…ma sempre, in un certo senso, aleatorie, una sorta di lamento della mancanza più che reale tentativo di imbastire una nuova progettualità… 

Non è facile per me immaginare di ricominciare senza affrontare questioni dirimenti con lo zoccolo organizzatore, legate a cosa significa costruire un festival come MAM, sviscerarne i contenuti, le particolarità, i punti di forza e debolezza con la tensione sempre rivolta a far si che di anno in anno si possa ricreare la magia che ci ha tutti quanti incantato…E’ difficile per me pensare di ripartire senza affrontare certi punti di vista malsani nell’equilibrio precario di un momento aggregativo così caratterizzato… Non posso pensare di ricominciare sentendo frasi del tipo : MAM è un punto di partenza e non di arrivo (non esiste né partenza né arrivo, la ciclicità deve essere la forma che tutti dobbiamo decidere di costruire…) né tanto meno frasi del tipo : MAM se non produce utili da reinvestire in attività sul territorio non ha senso di esistere…Gli utili sul territorio sono talmente evidenti nel loro non essere economici ma di sostanza … Dal primo anno l’intento era creare (parlo di quello che mettevo io) qualcosa di estremamente accessibile, lontano (almeno negli intenti “etici”) dalle logiche di mercato (ovviamente sostenibile, e qualche volta non ci siamo riusciti) che potesse così aprire le porte a dinamiche relazionali diverse, più sincere e profonde…

…E nemmeno riesco a pensare di dare un taglio a dieci anni splendidi e provare a partire con un progetto nuovo svincolato dall’esperienza comune e dalla Lunigiana…si è una sorta di ultima spiaggia, ma sarebbe una sconfitta grossa abbandonare un territorio (e un gruppo di persone) che ha significato tanto anche in termini di narrazione…

Certo è che una ripresa di MAM potrebbe passare (per quel che mi riguarda) solo da una profonda e sincera presa di posizione, di appartenenza…una voglia generale di sperimentare anche nuove pratiche che permettano a MAM di essere (finalmente) indipendente da arrivisti di ogni genere (politici /artisti /commercianti vari), un luogo dove mettersi in gioco e interrogarsi sul reale contributo che la musica, la danza, il canto, il teatro…la gioia, possono dare nel raddrizzare questo mondo che sempre più precipita in un baratro cupo e terribile… 

Probabilmente chi non ha vissuto MAM potrebbe leggere in queste righe un idea utopistica, ma noi sappiamo bene (l’abbiamo a tratti vissuto) che invece è possibile. 

Insomma, non so se si è capito, ma io immagino un MAM che sia costruito dalla comunità che lo vive; una forma organizzativa che dia spazio sincero a chi vuole mettere a disposizione le proprie competenze o semplicemente il proprio tempo… Una sorta di festival “open source” , in cui dinamiche, spesso presenti anche in MAM, come “secondi fini” o “recriminazioni assurde” siano auto-bandite…

Ricordo che qualche anno fa, era la prima serata “la notte dei tamburi” , Djembe-Kan, dissi due parole per introdurre…parlavo di una serata in cui, attraverso il tamburo, gli artisti avrebbero raccontato loro stessi…non doveva essere uno spazio in cui mostrarsi ma raccontarsi…la competizione era bandita… Fu eccezionale…

Credo che si debba procedere per step chiari (e i contenuti purtroppo arrivano dopo). 

– forma giuridica ideale

– logistica

– gestione volontariato 

– reperimento fondi
Queste secondo me sono le prime cose da “indagare” (e sono in ordine di importanza) per capire se un nuovo MAM è realmente pensabile…

W MAMAAFRICA W

Il metodo mi ingabbia…

…”Cmq, se a volte considero il canto-mani la mia preziosa salvezza per uscire da certe difficol-ta’,e lo sento che e’ una forza, altre invece si trasforma quasi in una ‘gabbia’ dalla quale fatico ad uscirne, col rischio magari di togliere spazio ed energia all’osservazione e all’intuito..senza quella sono persa,e’ giusto?mi sto concentrando troppo su quello e trascuro altro?”

Quello che vi propongo è UN metodo (non IL metodo) che ha come reale obbiettivo l’autonomia (oltre ad essere per me “LA strada” nell’approccio a questa musica e a questi strumenti)…

Attraverso la voce si prende consapevolezza dei suoni e del ritmo perché trasferiti su di un canale espressivo “agevole”…

Ma questo essere agevole, lo è veramente? Lo è sempre e comunque? … Secondo me si (o per quel che mi riguarda, si), ma deve essere di volta in volta modellato e sviluppato (certe frasi veloci possono essere più complicate a voce che sulle mani (e di conseguenza se l’esecuzione è “abitualmente” – o metodologicamente – legata al solfeggio, il rischio è quello di bloccare e non agevolare l’esecuzione, se il cantato non si sviluppa per superare le difficoltà)

…Ma siamo sicuri che senza voce siamo già in grado di “fermare” i suoni che dobbiamo fare?

Sicuramente il metodo (o la modalità) va adattata e “invertita”: quando il lavoro proposto parte dal djembe e non dalla voce, bisogna lavorare al contrario (cercando di essere sempre work in progress – eseguo random mentre cerco piano piano di tradurre in consapevolezza sillabica).

E’ un lavoro che passa attraverso l’esercizio (come ogni cosa, senza esercizio l’assimilazione è moooolto più lunga…anche di un metodo di lavoro) e l’arricchimento del proprio vocabolario musicale (più parole conosco e più posso lavorare per assonanze o similitudini).

…quindi se in certi momenti vi sentite chiuso@ in gabbia, allora è arrivato il momento di lavorare sulla malleabilità del metodo ! Renderlo vostro anche in situazioni non familiari (non abituali) o addirittura ripudiarlo per un eventuale valida alternativa che sentite più vostra !

LA MIA MAMA AFRICA (Decennale 2015)

Dieci anni ( 10 ) … Due cifre che prese separatamente ci parlano di un nuovo inizio…
Numero “ UNO ”   ( 1 ) : LE RADICI

Numero “ ZERO ” ( 0 ) : LA TERRA FERTILE
Sudore, affanno, fiato corto, flusso continuo di pensieri, incontri fugaci, occhi negli occhi, confusione linguistica, adrenalina, moto perpetuo, Pinball, ritardo, soluzioni, confronti, sorpresa, illusione, realtà, sogno, distanza, prossimità, incomprensione, empatia… 

…E ancora vitalità, magia, sacrificio, festa, grasse risate, lacrime, obiettivi, miraggi, disillusioni, conferme, abbracci muti, sfoghi, grida…colori, sapori, odori, suoni, silenzi, ferite, acido lattico, informazioni, racconti, frasi fatte, pensieri, ça va, ricordi, nostalgia, consapevolezza, paura, disattenzione, azzardo, immaginazione, bocca aperta, incredulità, ammirazione, rispetto, umiltà, esagerazione, inconsapevolezza, ça va sans dir, indigestione di emozioni, wontanara, “tanta roba”, disgusto, salti di gioia, docce fredde, la cucina che quest’anno quando trovi da mangiare è sempre varia e buonissima…
 – Numero “UNO”: Le Radici
Un albero non avrà mai una chioma ampia e rigogliosa se privo di radici forti e altrettanto voluminose… Sarebbe un arbusto in balia del vento, o di una pioggia battente o del caldo secco insistente… 

Senza radici robuste e sufficientemente ramificate nulla in superficie potrebbe reggere sensibili cambiamenti o repentini sconvolgimenti…
 – Numero “ZERO” : La Terra Fertile
Anno dopo anno il terreno è in grado di rigenerarsi, di arricchirsi… 

E’ possibile assecondare questo processo, favorirlo e stimolarlo; rispettando i tempi della natura o scegliendo e alternando le colture …

Una terra fertile è il luogo migliore dove pensare di seminare e crescere qualsiasi cosa, un obbiettivo primario se si vuole guardare lontano.

MAMA AFRICA MEETING 2015
Quest’anno come ogni anno è successo qualcosa di nuovo, di stimolante, di inaspettato, di eccitante ed emotivamente intenso e difficile da gestire. Ogni anno sembra impossibile pensare che il successivo possa nascondere ancora qualcosa di così forte, invece…
 – ALBA…
Quando le prime voci del mattino cominciano ad animare MAM, il suono dei tamburi è solo un eco che arriva dalla notte, il sole è ancora un tiepido saluto avvolgente… 

Piano piano si cominciano a vedere le prime persone uscire dalle tende, sorprese da saluti energici di chi è già al lavoro… 

Sguardi persi che si incontrano e si incoraggiano a vicenda, che è solo martedì… 

Ma la fatica svanisce all’avvicinarsi dell’ora dei tamtam, in grado di scuotere le riserve di adrenalina ed energia positiva… Da quel momento non esistono orari se non la scansione dei corsi…da quel momento sono la musica e la danza a dettare i tempi e modellare le emozioni, fino al crepuscolo … 

Ed è proprio il crepuscolo che apre le porte dell’immaginario…cosa succederà dopo? 
Vedere trecento persone alle due di notte (dopo una giornata di studio e con la sveglia a poche ore) che ballano all’unisono sulle note di balafon e barà, in un villaggio della Lunigiana nel 2015, è qualcosa di incredibilmente forte, un messaggio chiaro, inequivocabile, diretto… 
 – “NOI SIAMO IL CAMBIAMENTO” (titolo della decima edizione)
… abbiamo tra le mani la possibilità di dire qualcosa di importante, semplicemente dobbiamo assumercene la responsabilità…
Quest’anno siamo riusciti a fare dei passi avanti per risolvere problemi grossi venuti fuori con evidenza nell’edizione 2014 (controllo area tende e caos mercatino, ristorante e raccolta dei rifiuti, …) ma siamo consapevoli che è solo un primo approccio e la strada è ancora lunga. 

Ci siamo ritrovati con grosse difficoltà per far partire la macchina MAM (siamo ancora un motore diesel, che ha bisogno di scaldarsi) ma grazie agli ingranaggi collaudati (e a fondamentali innovazioni organizzative) superato l’affanno del lunedì tutto è andato liscio (salvo intoppi “congeniti” ad una organizzazione così complessa)… 

Restano grossi macigni da spostare (alcuni teoricamente fino a metà giugno non esistevano – docce calde e un paio di pavimentazioni scandalose di sale di danza – fino alla comunicazione dell’inagibilità del palazzetto dello sport appena inaugurato) e zone d’ombra estremamente importanti da illuminare (che si erano già individuate e che purtroppo non hanno ricevuto la giusta attenzione, o per le quali le soluzioni trovate non sono state sufficienti – vedi disequilibrio tra tranquillità dei primi tre giorni e caos le ultime sere, in cui l’affluenza esterna è massiccia e spesso poco compatibile)…
Riuscire ad andare oltre a queste questioni spinose è la vera sfida che dovremo affrontare, e lo potremo fare solo vedendo questa edizione come un punto di arrivo, costruendo la prossima come un nuovo inizio…
Come possiamo fare in modo che MAM sia al riparo dai rischi di massificazione, che sia un luogo in cui chi non ha interesse a farne parte semplicemente non ci venga, un luogo in cui si possa dire (e sentire) di non avere paura, un luogo in cui i bambini possano continuare a girare senza che i genitori vadano in apprensione ?

Come possiamo proteggere questo microcosmo e allo stesso tempo fare in modo che sia MAM un momento di apertura all’esterno, di condivisione delle esperienze con chi da questo mondo non è attratto e incuriosito? 
Sarà fondamentale rivedere alcune dinamiche organizzative, aprire alcuni ambiti alle collaborazioni “esterne”, coinvolgere nuove figure anche in aspetti basilari dove l’esperienza è fondamentale…
Quest’anno credo possa essere stato per molti un MAM particolare, sicuramente bellissimo per tutt@, ma per decine o centinaia di motivazioni diverse, tutte più o meno personali nella forza emotiva, nell’implicazione (!), nel coinvolgimento personale…

“IMPLICATION” (Coinvolgimento)
Il termine francese “Implication” (coinvolgimento) racchiude quest’anno il più ampio spettro di sensazioni che si sono respirate a MAM … 

Siamo tutt@ coinvolti nel generare questa magia, siamo tutt@ parte della magia che nasce, siamo tutt@ consapevoli dell’importanza di vivere ancora questa magia… 

Lo siamo in modo diverso ma quest’anno è successo qualcosa, una magia nella magia, o il semplice scorrere delle cose…
Mama Africa è un microcosmo fatto di tante anime che si fondono in uno splendido quadro, ricco di colori e forme affascinanti, in grado di cullare i nostri sogni e generarne altri da poter cullare…

Un quadro complesso nella sua varietà, una bellezza che si regge su equilibri sottili ma dalle radici solide…

Colori che si mescolano poggiandosi su complicate linee a china…
Siamo coinvolti in maniera diversa proprio nel prendere parte al disegno, nel decidere prima di tutto se esserne fruitori o autori, se giocare di colore o “implicarsi” nella stesura delle linee a china …
Artisti, volontari, allievi, organizzazione in genere (ma anche territorio e “vicini di casa”) … 

Abbiamo tutt@ avuto davanti agli occhi quale occasione incredibile è Mama Africa Meeting … 

Abbiamo tutt@ preso coscienza dell’importanza di Mama Africa Meeting, del suo potenziale ancora inespresso di laboratorio interculturale in primis e (per la cultura dell’Africa dell’Ovest in particolare) di eccezionale momento di confronto intorno al movimento internazionale artistico Ovest Africano (che a MAM si sta bene, in bella compagnia, si ride e ci si diverte di brutto, lo sapevamo già 🙂 ).
Il vero passaggio fondamentale che ognuno dovrà fare (a qualsiasi livello di “implicazione”) è quello del decidere se le parole hanno un senso compiuto nella realtà oppure se si tratta (scusate la citazione, “Gli Intoccabili”) di “chiacchere e distintivo”, di frasi fatte ,ad effetto, adatte al contesto ma assolutamente non sentite, fasulle o semplicemente “di circostanza”. 

Mama Africa Meeting ha bisogno di VERITA’ , ha bisogno di essere riconosciuta come luogo altro in cui la realtà si modella sui sogni e non viceversa, luogo in cui ci si mette a disposizione dell’altro con la consapevolezza che i frutti saranno per tutt@…
Vedere ragazze, che hanno investito magari 300 euro in corsi e permanenza, farsi in quattro nel tempo libero per aiutare a chiudere le falle organizzative senza chiedere nulla in cambio e con il sorriso sincero e coinvolgente, è una delle cose più belle che sono capitate quest’anno (e non solo 🙂 )… Questa è “implication”, ancora più importante nel suo attuarsi perché spontanea…
 – “IMPLICATION” – SPONTANEITA’
Forse uno degli errori (reiterato), che ha rischiato (col senno di ora) negli anni di compromettere l’equilibrio di MAM, è stato proprio lasciare alla spontaneità la decisione di “implicarsi” nella costruzione e attuazione della settimana “x”… 

Si è pensato (sbagliando) che fosse esplicita la nostra apertura al “volontariato organizzativo” : negli anni figure ora fondamentali (per competenze e sguardo a 360°) si sono proposte spontaneamente, ma è anche vero che dopo la sesta edizione MAM ha fatto grossi cambiamenti, portando in secondo piano l’evidenza di cui sopra…

Ora è il momento di rendere nuovamente esplicita questa nostra apertura all’inclusione (viceversa ci deve essere la consapevolezza che si tratta di un impegno grosso a cui si deve essere pronti e in grado di rispondere, con momenti in cui non ci sono altre priorità se non MAM – ovviamente nel limite della propria sopravvivenza 🙂 ).

Avremmo, insomma, dovuto fare prima quello che faremo per il 2016 (e abbiamo già iniziato a fare quest’anno) : aprire propositivamente, a chi “sente” MAM, le porte del “laboratorio di pittura”, spingendo verso l’uso delle linee a china e (poi) del colore… con la consapevolezza che l’esperienza è fondamentale ma è solo condividendola con chi ha la stessa passione (verso MAM e tutto quello che racchiude) che ci si può rinnovare rispettando se stessi, che si può superare un ostacolo senza avere il timore di non farcela…
Possiamo decidere insieme se coinvolgerci in MAM a tal punto da sentirla nostra nelle sue ragioni più profonde, mettendoci definitivamente in gioco, prendendola tra le mani per proteggerla…

Lo possiamo fare spontaneamente (nella vita quotidiana del festival, smettendo, ad esempio, di delegare allo staff le cose basilari come raccogliere rifiuti e metterli nei cassonetti o girare la testa dall’altra parte se si assiste a qualcosa di spiacevole,…) o mettendo a disposizione di tutti le proprie competenze, o rispondendo a quelle che saranno esplicite richieste da parte dell’organizzazione volte a colmare lacune specifiche…
…E per rendere ancora più esplicita e soprattutto “credibile” questa richiesta di “implication” è necessario che scompaiano il più possibile le personificazioni… 

Vedere MAM come espressione primaria di qualche persona in particolare (vedi ad es. Cico !! …) rischia di accecare gli sguardi di chi non si trova in sintonia con (o non si fida delle parole di) quella persona (oltre che essere un FALSO STORICO!!!)… 

MAM ha bisogno di sintesi (e quindi qualcuno che tiri le fila), ma la realtà dei fatti ci impone questo cambiamento (per il bene di MAM) … 

Troppe sono le voci dissonanti, che sparlano di MAM per ragioni legate alle persone (e che, ad esempio, non credono al nostro volontariato, pensando che MAM sia una “fabbrica-soldi-per-pochi” )… 

Non possiamo vanificare i sacrifici di tanti per queste stupide ragioni…
Per quel che mi riguarda, mi rendo conto di non avere aiutato a NON personificare… 

Sicuramente per ruolo, ma anche per mancanza di lucidità (dovuta alla stanchezza e ai tempi troppo compressi, che non mi lasciano la tranquillità di riflettere a fondo prima di prendere parola da un microfono), mi trovo ad essere individuato ancora come l’artefice di tutto… 

…Un altro campanello di allarme in ottica di salvaguardia di MAM… 
Deresponsabilizzarmi mi permetterebbe di lavorare con più attenzione e profondità, mettendo al riparo dal rischio di superficialità, scarsa professionalità, pressapochismo o autoreferenzialismo, MAM.
Siamo di fronte ad un bivio, abbiamo radici forti e terra fertile…

…Ora dobbiamo fare in modo che tutto possa avere inizo…

RINGRAZIAMENTI 
Quest’anno saremmo crollati – nella gestione dell’ambito organizzazione corsi – se non ci fossero stati (con la grinta, la competenza e la passione che ci hanno messo) i ragazzi di DESTINATION WEST AFRICA di Roma !!!! Sono convinto che da questo naturale incontro possano nascere solo grandi positività per MAM !!!!
Un grandissimo inchino di fronte all’artefice (che lavora nell’ombra) della parte software del sito e del programma iscrizioni e gestionale di segreteria (Super Marco Cattani !!!), a chi dedica ore ai vari test pre-apertura iscrizioni (Chiara e c.), a chi ci ha tolto le patate bollenti delle traduzioni in tre lingue (e qui si parla di un grande team europeo, dalla Svizzera alla Francia all’Italia).
Grazie a Vilmo e alla Protezione Civile di Villafranca che ormai da tre anni ci supporta non solo prestandoci letti e coperte ma aiutandoci fisicamente nell’allestimento e disallestimento oltre che coprendo alcune responsabilità durante la settimana !!!
Grazie a Mariachiara e Giorgio (Arci Regione Toscana e Arci Provinciale Massa Carrara) per il lato amministrativo..
Grazie al megateam di fotografi che ci hanno regalato una prima edizione “social” di MAM.
Grazie ad Aisha, Giovanni e Martina per il ristorante succulento e a chi sempre sorridente ci preparava il caffè alle 7.45 di ogni mattina !!!!
Grazie a Frank, figura sempre più rassicurante !!!
Grazie al semprefondamentale Dudu, al suo reggae ricaricabatterie !!!!
Grazie a Filippo, Gaetano, Gigi, Leonardo…in rappresentanza di un grandissimo gruppone di volontari più o meno giovani che hanno garantito al colore di attecchire sulla tela !!!
Grazie all’Amministrazione Comunale che ci ha aiutato negli alloggi degli artisti (grazie Alice) e nel concederci il lusso delle due di notte tutta la settimana (abbiamo sforato in un paio di occasioni, ce ne scusiamo sinceramente…).
Grazie ad Andrea e Roberta (Guembanara) per quello che stanno facendo !
Grazie a tutti gli artisti, alla loro disponibilità e comprensione, alla loro qualità eccezionale !!!
Grazie a chi ci ha sopportato !
Grazie a Federica Loredan per la sua passione !!
Grazie a chi si accolla il montaggio e lo smontaggio, pochi leoni e leonesse!!
Grazie a Tone, ti voglio bene !!!
Grazie a W A F O W E !!!
Grazie a Maurizio, BaoBab !!!
Grazie al fratellino geniale e instancabile DARIO !!!!
Grazie a Sourakhata e Mamadama, sempre…
Grazie a chi non ho nominato (un sacco di persone, ma i nomi citati rappresentano tutt@) !!!!
All’anno prossimo… Inshallah ! 

Mama Africa – 2014 (chi cerca trova)

Eccoci, ancora, felici di ritrovarci nell’atmosfera che come per magia ogni anno si crea attorno a questa moltitudine di colori ed emozioni che è la famiglia di Mama Africa !!
Felici di rivedere amici, visi, piedi doloranti e mani gonfie …gonfie e doloranti della voglia di stare insieme, nella musica, nella danza, nella babele di lingue e modi di fare che siamo… E i legami si saldano, lo stupore diventa consuetudine al bello, l’incantesimo diventa “normale susseguirsi di eventi”… Ma non per tutti, perché ancora molti sono i nuovi arrivati, incuriositi dal TAM TAM di voci e racconti…
…E allora capita ancora di vedere aggirarsi per Mama Africa Meeting sguardi persi nell’incredulità, facce come prese a sberloni da emozioni sconosciute e continue…E questo basterebbe a renderci orgogliosi di essere parte di un avvenimento così forte e “benefico” e particolare!!! … Ma c’è dell’altro, tanto altro da raccontare… Bisogna raccontare gli incontri, lo scambio continuo di esperienze, conoscenze, storie nascoste ai più, fatte di sacrifici, di chiacchere, di messa in discussione di sé…ma anche di incomprensioni, di divergenze di vedute…a volte anche di scontri aspri (sempre comunque nel rispetto reciproco, spero) proprio perché il terreno di confronto è fondamentalmente emotivo…
Insomma, “La Mia Mama Africa” sarà quest’anno un racconto aperto anche nelle sue pieghe nascoste e probabilmente ogni tanto antipatiche …Sarà un racconto che andrà a scavare nel profondo, che probabilmente svelerà ad alcuni anche delle cose “inimmaginabili”, che rimetterà i puntini sulle “i” perché sembra che comunque ce ne sia sempre bisogno (nonostante gli anni, le parole, i manifesti…)… Ma la forma che userò sarà quella de ringraziamenti, che saranno sempre e comunque molto vaghi perché ci sarebbero troppi nomi da fare che non basterebbe “una schermata”… a voi quindi il cercare i racconti nascosti al loro interno.

E tutto questo avrebbe meno senso o non sarebbe comunque così se Mama Africa non fosse cresciuta con te : ALEX CI MANCHI ….

LUCI
Ma prima di tutto bisogna dare la coppa alla più bella realtà di quest’anno : tadaaaaaaaaaaaaa !!!!!! DI GRAN LUNGA SI AGGIUDICANO LA COPPA MAMA AFRICA 2014 le decine di ragazzi e ragazze (segreteria, info point, accoglienza, campeggio, cucina…) che hanno REGALATO il proprio tempo, il proprio lavoro, la propria PROFESSIONALITA’ o semplice voglia di RENDERSI UTILI alla buona riuscita del festival, senza la pretesa (comunque eventualmente legittima e anzi sacrosanta) di ricevere nemmeno un riconoscimento legato al proprio singolo nome, insomma “relegando” all’anonimato il proprio impegno, dando così un grande esempio di altruismo e un grande e tangibile nonché limpido segno di amore verso Mama Africa Meeting (e parliamo di doppi e tripli turni e mansioni, di pochissime ore di sonno e di svago, foraggiati ad energia positiva e massimo due pasti al giorno – privilegiati ahah 😉 ).
Per come la vedo io, dovremo essere tutti noi, l’anno prossimo, a palesare un grande ringraziamento a tutti i volontari con un semplice gesto, anche senza preavviso : abbracciare e stringere affettuosamente per qualche istante ogni maglia gialla/staff che incontreremo sul nostro percorso !!!!!! Sarà per loro (per noi) un grande incentivo ad andare avanti, molto più che un riconoscimento economico (che comunque arrivassero mai dei finanziamenti sarebbe bello dare anche solo a livello simbolico a coloro i quali al tempo donato è affiancata la professionalità donata, costruita in anni di studio e sacrifici…ma con i se non si va da nessuna parte, anche se qualche segno cerchiamo di darlo).
Ricordo che non solo le maglie gialle sono da premiare, ma anche le “colonne storiche del lato artistico” ovvero gli accompagnatori volontari dei corsi di danza e percussione e gli animatori dei corsi per bambini del “Villaggio di Benteremà” (senza i quali non raggiungeremmo mai la qualità formativa proposta e molti inghippi organizzativi sarebbero stati grossi ostacoli da superare).

Un immenso grazie va quest’anno alla direzione artistica che mi affianca : Dario, Sourakhata e Harouna … I tempi sono maturi per dare una ulteriore svolta al modus operandi di Mama Africa Meeting, un percorso che inevitabilmente produrrà dei frutti gustosi, prelibati e pieni di proprietà nutritive (e che magari permetterà a me di fare un passo indietro, prima o poi) 🙂 !!!!!

SOURAKHATA DIOUBATE, FANTA CAMARA, EVELYNE MAMBO, FATOMA DEMBELE, TWO BOY, BAKALA CAMARA, DANI KOUYATE… CI SIETE MANCATI, TANTISSIMO !!! Avete avuto degni sostituti (SuperDartagnan!!) che inevitabilmente fanno ora parte della famiglia, ma la vostra assenza (Sourakhata in primis per un fatto storico, collaborativo e pratico) si è sentita molto forte !!!

E poi gli ARTISTI…che bella banda di splendidi matti (nel senso GENIALE del termine) che siete!!!! Siamo una macchina collaudata, ognuno sa come deve muoversi e in tanti siete ormai talmente coinvolti ed “engagèe” in maniera profonda per la buona riuscita del festival, che a volte mi sentivo superfluo 🙂 …
Sempre di più succede di incontrare artisti (e non) in visita, che partecipano alla buona riuscita dei corsi o dei momenti di spettacolo, DA VOLONTARI (anzi di più, senza nulla in cambio se non sorrisi e strette di mano) : questo è un valore aggiunto prezioso che rende veramente unico questo festival…un’altra cosa fantastica è che c’è sempre qualcosa di nuovo e magico da scoprire con ognuno di voi, anche con chi si conosce da un decennio !!!!!!!

Ora farò un nome, ma ne dovrei fare a decine (pensando ai 9 anni di Mama Africa Meeting), di un artista che quest’anno ci ha insegnato tantissimo, con la sua umiltà, il suo spirito di sacrificio, la sua apertura di cuore e di mente : OUSMANE DIARRA … chapeau !!!!

Un immenso grazie va a Dudu per il carico di lavoro inaspettato che comunque si é sobbarcato sulle spalle (affiancato da Giorgio e viceversa), e parlo della gestione del palco della Yard (attivo dalle 9.30 alle 24.00) e della dance hall, sempre col sorriso e sempre con la soluzione a tutto (e grazie di non avermi ucciso!!).

E poi i FOTOGRAFI instancabili e ubique presenze i cui frutti matureranno a breve, per essere assaporati con la giusta attenzione, di cui godremo del benefico effetto sull’anima per i prossimi mesi !!

Grazie a chi (Gaetano in testa) si é occupato dell’organizzazione del mercatino (e delle menate relative, con doppi giochi, bei visi e cattivi giochi, giochi di ruolo…ma anche, soprattutto, tante belle persone e bei momenti).

Grazie ai nuovi artisti venuti quest’anno, seri professionisti ed artisti eccezionali subito entrati nella logica conviviale e di confronto che si chiede loro (più o meno esplicitamente) di fare propria.

Grazie alla famiglia Verrieri, al borgo di Filetto, alla cittadina di Villafranca In Lunigiana che ci ospitano e sembrano averci definitivamente accettati per quello che effettivamente siamo : NON una banda di drogati (facile e ovvio punto di partenza) ma un allegro carrozzone di appassionati di cultura e convivialitá, a cui piace divertirsi ma che come primo obbiettivo ha il confronto attivo tra esseri umani (e relative culture)!!!!

Grazie anche a chi non ci ama, perché sennó sarebbe troppo facile e poco stimolante (ci appassiona trovare strade per raggiungere anche i più avversi).

Grazie ad Andrea e Roby di Guembanara Production che con caparbietá perseguono un appassionante e impegnativo obbiettivo, raccontare la vita di Mamadama Camara totalmente autofinanziati.. NON vi abbiamo supportato come avremmo dovuto ma cercheremo di riprendere il terreno perduto (Andrea sempre comunque prezioso nel ruolo di capomeccanico dell’ “officina” del sottoscritto, nella gestione dei fondamentali pit stop antiproibizionisti militanti).

Grazie ad Arci provinciale (Massa e Carrara) e Arci regionale (Toscana) che da collanti permettono a tutte le realtá che compongono Mama Africa di trovare il giusto equilibrio per “portare a casa” la settimana piú appassionante dell’anno!!!

Grazie quindi ancora a Giorgio per l’affrancamento nella segreteria gestionale … Te l’aspettavi un lavoraccio del genere? 😉

Grazie a Maurizio (Deus ex Machina), Fabio, Livio, Gigi, Olivo, Patrizio, Alessio, Gaetano, Mariagiulia, Jacopo (e pochi altri che dimentico e che mi perdoneranno per questo) che si sono sobbarcati l’allestimento e soprattutto lo smontaggio/pulizia di tutta l’area del festival (mercatino bocciato per lo schifo lasciato..ma non solo il mercatino).

Grazie a tutti coloro che hanno messo a disposizione i propri strumenti per i noleggi ai corsi (c’é chi ha messo a disposizione migliaia di euro di strumenti)..grazie anche ai furbetti del “prendo questa sacca buona e lascio la mia rotta” (o questo materasso/tenda/saccoapelo che diamo agli artisti che dormono in campeggio, con conseguenti deliri organizzativi ovvii), grazie a voi saremo piú attenti e meno disponibili (ecco il primo punto dolente!)…siete uno stimolo a fare meglio (ma il prossimo che becco in flagranza subirá l’onta della vergogna!!!!).

Grazie alle mogli, fidanzate, mariti, compagni, figli e figlie che ci hanno sopportato nei mesi di preparazione, nella settimana “x” e nei giorni post …

Grazie alla crew del bar della Dance Hall che dopo la giornata a ballare e suonare (o a “volontariare”) ci mescevano fiumi di birra fino alla quasi alba!!!!

Grazie a Cheikh Bayefall per la sua mediazione culturale, anello di congiunzione estremamente coinvolto nelle dinamiche di relazione dentro Mama Africa Meeting.

Grazie agli instancabili Giovanni, Aisha e Lorenza (parlando di referenti, ma ovviamente intendo anche tutti coloro che erano al loro fianco) per la cucina, ai ragazzi del bar colazioni e bar della Yard pieni di sorrisi e cose buone da bere e mangiare 🙂 !!!

Grazie quindi sia alla cucina interna che esterna che anno dopo anno sta riportando la cultura del cibo tradizionale (locale e ovest africano) a rango di cultura da raccontare e non mera mensa del dopolavoro!

Grazie a Stefano che nonostante il ginocchio fuori uso ci ha preparato un palco (yard) veramente bello, ampio e accogliente !!!!

Grazie a chi riesce a passare sopra a sviste, leggerezze, errori da troppo lavoro o da stanchezza de cervello subissato di cose da fare e che ogni tanto perde colpi, vedendoli come tali e non come errori fatti di proposito o addirittura mancanza di rispetto (inizio seriamente a fare fatica a stare dietro a tutto ma chi mi affianca mi ha già comunque tolto molte beghe (W Dario), ma evidentemente non abbastanza 😉 )…chiedo comunque scusa a priori a chi si fosse sentito sottostimato o non adeguatamente valorizzato…ma spero che, come succede a me, il ritorno energetico di Mama Africa funga da livellatore e reale termometro del rapporto di collaborazione.
Grazie comunque anche a chi mi individua come responsabile delle cose antipatiche e non generalizza questa posizione a tutto il festival, riuscendo comunque a vedere le due cose (io e il festival) come distinte (cosa ovviamente reale ma che è bene sempre ricordare…insomma faccio volentieri il parafulmine, purchè sia per la causa 🙂 ).

Grazie ai tre he hanno gestito la parte nascosta (gestionale iscrizioni) e la parte visibile (grafica e struttura) del sito ovvero Marco, Luca e Dario … delle macchine che quando si attivano non le ferma più nessuno !!!
Grazie di conseguenza a chi ha passato ore chiuso in segreteria o a fare le tessere arci, passaggi importantissimi e immagino alquanto noiosi!

E per finire grazie a tutt@ coloro (o “conoi”) che vivono Mama Africa Meeting e la valorizzano con i propri sorrisi, la propria tenacia, il proprio sudore, i reciproci sguardi d’intesa, con le centinaia di forme di saluto che si respirano, per la babele di lingue che si ascolta, per la gentilezza, per l’apertura di cuore e mente…

OMBRE

Purtroppo non è tutto oro quello che luccica e quest’anno abbiamo avuto diversi elementi estremamente discordanti che hanno evidenziato quanto lo splendido mondo che viviamo si regga su pilastri deboli che bisogna continuamente rinforzare e consolidare… Parlo dell’ondata di furti elle tende, della troppa evidenza e quasi presunzione (di essere nel paese dei balocchi) di mercanti d’erba (ma occhi molto aperti se si dovesse vedere altro!!). Due questioni decisamente distinte ma che possono, per strade diverse, avere conseguenze decisamente negative se non addirittura castranti per il futuro del Meeting.
Come per ogni problema individuato negli anni, cercheremo delle soluzioni per il compleanno dell’anno prossimo (decimo wow!!), ma sicuramente nessuna nostra azione avrà il risultato sperato finchè tutti non ci prendiamo la responsabilità di fare uno sconto alla delega, come già si fa per tante altre cose.
E’ importante raccontare Mama Africa, far capire che non è la classica festa dove venire per fare casino, dissuadendo e trasmettendo passione… Perché un’altra cosa che potrebbe fare male a Mama Africa sarebbe reagire a queste difficoltà con la forza, portando dinamiche a noi fino ad ora estranee e sicuramente diametralmente opposte a quello che cerchiamo di comunicare.
Diverse problematiche datate non sono comunque definitivamente risolte, gli imbucati ai corsi, i furbetti del campeggio o i ladruncoli di stupidate…tutto questo purtroppo genera precarietà e mina comunque il clima…ma continueremo a cercare strade per dare un taglio a questi malcostumi.
Ma quanti eravamo? Sicuramente più delle attese visto che le pulizie (soprattutto dei bagni) non erano sufficienti, come probabilmente la comunicazione o l’evidenza della raccolta differenziata (anche se non capisco come mai moltissimi lasciavano il proprio “coperto” sui tavoli dopo mangiato, come se il volontariato fosse una sorta di “tanto ci pensano loro”…NOOOOOOOO !!!!!).

Resta la consapevolezza che senza ombre nette e nitide la luce sarebbe meno evidente e di conseguenza sarebbe meno facile individuare delle soluzioni !!!

Ci aspettano ora poco meno di 12 mesi ai 10 anni di Mama Africa Meeting…saranno mesi di analisi, progettualità, confronto, lavoro … Noi ci metteremo l’anima potete starne certi, perchè nulla puó essere più come prima ma soprattutto il mondo e anzi l’universo e anche più avrebbero meno senso senza un’edizione storica del festival che riempie le esistenze di molti esseri umani dediti alla voglia di stare bene insieme …
W MAMA AFRICA !!!

Katina e Bruno Genero

Ritmi e danze afro con Katina e Bruno genero :

Considerazioni a confronto:

I ricordi, le emozioni … e le impressioni legate al solo aspetto didattico/pedagogico.

Ho incontrato l’ultima volta Bruno e Katina (a parte incontri di 5 minuti) almeno 6/7 anni fa, e ne ho un ricordo limpido: estremamente professionali, decisamente riconoscibili nel loro lavoro…BRAVISSIMI !!

Ma …

…Un ricordo che, in quanto ricordo, riguarda qualcosa di legato alla mia realtà di allora, alla mia percezione di allora, al mio punto di vista di allora… Vivevo di sapori e colori forti ma non avevo ancora la “capacità” di riconoscere “forza nella dolcezza”, il mio punto di vista era più legato al gusto che alla consistenza, più al suono delle parole che al loro significato…

O forse, più semplicemente, cercavo altro, perchè non nacque in me un’emozione abbastanza forte da poterli apprezzare fino in fondo…avevo capito il valore di Bruno e Katina, si, ma me ne sono reso conto solo negli anni.

Potrei dire di essere stato un allievo “modello” di Bruno, nel senso negativo del termine (non ho fatto mio il metodo di studio che proponeva)… Allo stesso tempo ho chiare nella mia mente diverse sue parole, sue frasi – in lingua musicale e soprattutto parlata – che, spesso per superare ostacoli, sono state per me preziosissime, ma che “mi sono venute in soccorso”, non me ne sono “subito impossessato” per crearmi delle fondamenta solide (non dico che questo sia un errore, esistono tanti approcci diversi alla percussione africana, tutti (?) legittimi, ma una considerazione si).

Insomma oggi, al netto delle mie esperienze, dei miei ragionamenti e della mia personale ricerca sulla didattica (ed è questo aspetto che mi interessa di più in questo momento e che allora non c’era), rivedere Katina e Bruno al lavoro è stata una esperienza decisamente piena (formativa, illuminante, emozionante, rivelatoria !) che conferma i miei ricordi ma che li svincola dal “giogo del gusto”.

GUSTO vs EFFICACIA

Del momento espressivo si “valuta” prima l’insieme e poi eventualmente il singolo, e l’ambito coinvolto è principalmente quello emozionale e del GUSTO (assolutamente personale e insindacabile)…si puó riconoscere la bravura dei singoli ma non apprezzarne il risultato d’insieme (perchè lontano, appunto, dal proprio gusto)…la performance rimarrà chiara nei ricordi solo se sarà riuscita a toccare il lato emozionale e soggettivo del fruitore.

Dell’insegnamento si valuta l’EFFICACIA della didattica vista prima nel suo insieme e poi negli aspetti che la compongono…solo alla fine si può mettere attenzione al lato espressivo.

Un virtuoso non automaticamente sarà un buon insegnante, soprattutto se non sarà in grado di rendere leggibili i suoi virtuosismi o ancora peggio se non si renderà conto che possono portare la comprensione ad essere ancora più difficile. Durante un momento in cui la danza è l’oggetto di studio, eccessi della musica (magari proposti come stimoli energetici), se non ben dosati, avranno il negativo effetto di spostare l’attenzione degli allievi sulla musica e far perdere l’aspetto narrativo faticosamente intessuto dall’insegnante.

L’essere insegnante e l’essere artista (nel momento espressivo del termine) sono due cose distinte:

– l’insegnante deve concentrarsi su degli obbiettivi da far raggiungere a tutti, cercando strategie inclusive e intervenendo molto sul proprio e l’altrui carattere, il tutto condito da un grosso lavoro sulla chiarezza espositiva e sulla gestione delle energie.

– Il “momento espressivo” è fatto di tecnica, anch’esso di gestione delle energie e personale visione della musica (o della danza), il tutto condito (ma non per forza) da una giusta connessione con il pubblico.

Ovviamente il gusto ha eguali diritti di entrare nel ragionamento attraverso il quale si arriva ad una valutazione su quello che si incontra, ma DEVE avere un peso diverso.

…insomma, voglio essere ancora più diretto ed esplicito: se i passi di danza proposti non rispecchiano il proprio gusto ma fanno raggiungere l’obbiettivo di lavorare, ad esempio, sullo spazio, sulla gestione del lato destro e sinistro del corpo piuttosto che proposti come coreografia che gradualmente va a “riscaldare” determinati muscoli o articolazioni, allora il gusto NON puó avere peso, perchè se lo avesse significherebbe non aver colto l’importanza della didattica proposta.

La connessione evidente, armoniosa e assolutamente positiva e proficua tra Bruno e Katina è quasi impressionante…sembrano prendere le stesse decisioni (nella gestione delle energie, dei tempi, delle dinamiche ..) senza nemmeno incrociare gli sguardi… Sono sempre padroni degli eventi e la tensione creativa è evidentemente il loro faro guida !!

EMOZIONE
Penso che le emozioni – e la loro interpretazione – siano alla base del lavoro di Katina e Bruno… Perchè le emozioni (reali o “richiamate”) sono la sola cosa in grado di rendere espressivo un movimento…è che bisogna saperle non solo interpretare, ma anche provocare o ricercare…mettersi nelle condizioni per poterle recepire e veicolare…condizioni mentali e fisiche, assolutamente “extraquotidiane” (vedi antropologia teatrale Barba-Savarese) che per realizzarsi hanno bisogno di una solida tecnica che possa sorreggerle.
I miei occhi vedono qui la forza (e quindi l’efficacia) del lavoro di Katina e Bruno: proporre un percorso in cui la direzione è chiaramente quella volta al raggiungimento di una propria espressività attraverso la danza (e l’utilizzo di un linguaggio transculturale); una strada tortuosa, assolutamente non falsa o omissiva, fatta di sacrificio, fatica, concentrazione e PASSIONE !!! Una strada assolutamente non comoda in grado peró di creare la tensione giusta per costruire i presupposti (proporre delle TECNICHE) per una propria ricerca espressiva sorretta da consapevolezze fisiche e mentali che la rendono immune da ovvietà (se non dovute alla eventuale ovvietà personale, ndr. ).

Bruno e Katina sono due interpreti di un proprio linguaggio nato da profonde riflessioni e ricerche, incontrarli è una importante occasione di crescita, riflessione, sfida con se stessi … Incontrarli è poter essere presi per mano e accompagnati in un mondo “altro”, fatto di diversi mondi e culture, ognuna rispettata nella sua dignità, ma tutte fuse in una sintesi, che potrebbe essere tradotta in linguaggio verbale con una parola composta (che racchiude il mio punto di vista sui – mi perdoneranno la metafora da papà di bimbo di 4 anni – “gemelli Derrik”- cit. Holly e Benji- dell’Afro e che fusa in una parola sola genera un aggettivo assolutamente calzante) : quasta parola è GENERO-SI.

Katina e Bruno propongono secondo me la costruzione di un’impalcatura o scheletro vitale che possa sorreggere “l’essere espressivo” che è in noi… Un messaggio questo che veicolano attraverso il proprio linguaggio e la propria sensibilità espressiva.

Chiudo con una frase che devo dire mi piace molto e che non so chi abbia pronunciata (magari nessuno) ma credo possa raccontare Katina (per Bruno probabilmente vale allo stesso modo, anche senza sostituire “danza” con “musica”) :

“tutto è narrazione, tutto è danza, tutto è passione… e gioia della sua espressione”

P.s. Come al solito sono work in progress, probabilmente queste riflessioni saranno integrate rilette e riviste, ma ovviamente il succo non cambierà