MAMA AFRICA MEETING RELOADED

Se sto pensando a come provare a ricominciare MAM? Cavolo se ci sto pensando…
Tante cose sono chiare, nella loro potenziale splendida fattibilità…prendendo a spunto la memoria di quello che abbiamo fatto in tanti anni, delle cose incredibilmente belle, degli errori e i punti di vista falsati, dalle esperienze di incontro e relazione, dalla voglia di sognare che riuscivamo a mettere in essere durante la settimana magica.

In questo anno abbondante ci sono state tante occasioni di confronto, con artisti, amici, compagni di viaggio…ma sempre, in un certo senso, aleatorie, una sorta di lamento della mancanza più che reale tentativo di imbastire una nuova progettualità… 

Non è facile per me immaginare di ricominciare senza affrontare questioni dirimenti con lo zoccolo organizzatore, legate a cosa significa costruire un festival come MAM, sviscerarne i contenuti, le particolarità, i punti di forza e debolezza con la tensione sempre rivolta a far si che di anno in anno si possa ricreare la magia che ci ha tutti quanti incantato…E’ difficile per me pensare di ripartire senza affrontare certi punti di vista malsani nell’equilibrio precario di un momento aggregativo così caratterizzato… Non posso pensare di ricominciare sentendo frasi del tipo : MAM è un punto di partenza e non di arrivo (non esiste né partenza né arrivo, la ciclicità deve essere la forma che tutti dobbiamo decidere di costruire…) né tanto meno frasi del tipo : MAM se non produce utili da reinvestire in attività sul territorio non ha senso di esistere…Gli utili sul territorio sono talmente evidenti nel loro non essere economici ma di sostanza … Dal primo anno l’intento era creare (parlo di quello che mettevo io) qualcosa di estremamente accessibile, lontano (almeno negli intenti “etici”) dalle logiche di mercato (ovviamente sostenibile, e qualche volta non ci siamo riusciti) che potesse così aprire le porte a dinamiche relazionali diverse, più sincere e profonde…

…E nemmeno riesco a pensare di dare un taglio a dieci anni splendidi e provare a partire con un progetto nuovo svincolato dall’esperienza comune e dalla Lunigiana…si è una sorta di ultima spiaggia, ma sarebbe una sconfitta grossa abbandonare un territorio (e un gruppo di persone) che ha significato tanto anche in termini di narrazione…

Certo è che una ripresa di MAM potrebbe passare (per quel che mi riguarda) solo da una profonda e sincera presa di posizione, di appartenenza…una voglia generale di sperimentare anche nuove pratiche che permettano a MAM di essere (finalmente) indipendente da arrivisti di ogni genere (politici /artisti /commercianti vari), un luogo dove mettersi in gioco e interrogarsi sul reale contributo che la musica, la danza, il canto, il teatro…la gioia, possono dare nel raddrizzare questo mondo che sempre più precipita in un baratro cupo e terribile… 

Probabilmente chi non ha vissuto MAM potrebbe leggere in queste righe un idea utopistica, ma noi sappiamo bene (l’abbiamo a tratti vissuto) che invece è possibile. 

Insomma, non so se si è capito, ma io immagino un MAM che sia costruito dalla comunità che lo vive; una forma organizzativa che dia spazio sincero a chi vuole mettere a disposizione le proprie competenze o semplicemente il proprio tempo… Una sorta di festival “open source” , in cui dinamiche, spesso presenti anche in MAM, come “secondi fini” o “recriminazioni assurde” siano auto-bandite…

Ricordo che qualche anno fa, era la prima serata “la notte dei tamburi” , Djembe-Kan, dissi due parole per introdurre…parlavo di una serata in cui, attraverso il tamburo, gli artisti avrebbero raccontato loro stessi…non doveva essere uno spazio in cui mostrarsi ma raccontarsi…la competizione era bandita… Fu eccezionale…

Credo che si debba procedere per step chiari (e i contenuti purtroppo arrivano dopo). 

– forma giuridica ideale

– logistica

– gestione volontariato 

– reperimento fondi
Queste secondo me sono le prime cose da “indagare” (e sono in ordine di importanza) per capire se un nuovo MAM è realmente pensabile…

W MAMAAFRICA W

Alex Bottoni – una grande perdita

Ho conosciuto Alex Bottoni tanti anni fa, quando ero a Bergamo per suonare al “Pacì Paciana” con le percussioni africane… Lui mi si fece davanti con la sua “esse” inconfondibile chiedendomi un accompagnamento di sssoli 🙂
Erano i primi anni in cui si affacciavano artisti africani di spessore in Italia e ancora la “comunità di djembe.it” (primo grande riferimento per gli appassionati di musiche e danze dell’Africa dell’Ovest che segnò la crescita e lo sviluppo in Italia di queste art) non esisteva… Eravamo pochi cani sciolti molto pieni di sè perchè privi di esempi e momenti di confronto (nonchè belli ignoranti della musica che presuntuosamente pensavamo di suonare bene!) … Ma negli occhi di Alex giá si leggeva il cambiamento che sarebbe avvenuto di lì a poco …
Negli anni ci siamo frequentati tanto, abbiamo condiviso tanti momenti formativi e progetti musicali, abbiamo avuto diversi punti di vista su tante cose ma ci siamo sempre ritrovati nel piacere di suonare insieme per la stima e l’affetto reciproco che piano piano si radicava in noi (all’interno di una rete di rapporti profondi di un “nucleo storico” che stava condividendo un percorso comune di musica e danza)… Con Alex c’è sempre stato un confronto aperto e costruttivo sui reciproci percorsi e sulle reciproche riflessioni intorno ai temi legati alla diffusione e allo studio di musica e danza africana, ragionando su cosa significa essere musicisti o interpreti o insegnanti, o organizzatori di eventi… Insomma per Alex questa musica non era solo per sè ma di tutti, ha fatto tantissimo per la diffusione “sana” (basata cioè sul rispetto culturale e sulla qualità e fedeltà della sua musica nei momenti di insegnamento) della cultura artistica dell’Africa dell’Ovest in Italia, mettendosi in gioco ed esponendosi non poco… E’ stato un esempio, un obbiettivo da raggiungere, uno stimolo alla ricerca e all’approfondimento… Ovviamente negli anni è maturato tanto, facendo errori ma sempre rimettendosi in discussione, insomma errori dovuti alla passione, non certo al proprio ego… E negli anni aveva imparato la forza della gentilezza e del sorriso, che lo aveva reso estremamente comunicativo e positivo …
Da pochi mesi Alex non c’è più e forte si sente la sua mancanza..aspettando il vuoto che tutti vivremo quando arriverà la settimana di “Mama Africa” , di cui era una colonna portante e un consigliere prezioso …
Alex mi manchi …

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