Djembe-Ta nelle scuole: il racconto di uninsegnante di scuola primaria

Ecco l’articolo sulla rivista “la vita scolastica“ che racconta i miei laboratori di tamburi dell’Africa dell’ovest!

Un grazie enorme alla splendida maestra Fausta Forni che, oltre ad aver scritto l’articolo, posso dire essere colei che, insieme a Maria Rosa Benelli (non che all’allora dirigente di circolo Silvana Loiero), mi ha più sostenuto, incoraggiato e stimolato in questi ormai più di 10 anni di laboratori nelle scuole

Mama Africa Meeting 2017 RELOADED – il punto di vista di Cico

E’ sembrata un’eternità…Saltare un anno è stato un enorme vuoto, una sensazione spiacevole di mancanza, di precarietà…

…Ma quando tutto è iniziato, come per magia, la sensazione era che dalla chiusura di MAM 2015 fosse passato solo un battere di ciglia; come se la circolarità degli eventi non avesse subito alcun arresto, che la boccata di aria fresca era semplicemente arrivata, a riempirci i polmoni, come sempre…

Se non fosse che “prima di respirare”, l’aria era pesante, rarefatta, priva di ossigeno e carica di energie negative…Siamo stai ad un passo dal rinunciare… ma per fortuna (o per necessità?!) abbiamo forzato, ci siamo adattati e…ce l’abbiamo fatta !!!

Ce l’abbiamo fatta…si; anche se avremmo voluto costruire tutto con maggiore attenzione, dedicando il tempo giusto a molti spunti che purtroppo sono rimasti delle “evidenti potenzialità”, delle necessità solo superficialmente espresse…che ora, passata la “sbornia”, reclamano il loro spazio; perché i tempi sono maturi e perché Mama Africa Meeting, oggi, non avrebbe senso senza il loro fondamentale contributo.

CONFRONTO – CAMBIAMENTO – APERTURA

La rinascita, ripartenza, “ricarica” di MAM dal nostro punto di vista doveva passare per forza di cose da queste tre tensioni…tre parole da riempire di contenuti perché non rimanessero solo, appunto, parole…

Cambiare modalità non è facile, significa liberarsi della comodità delle abitudini, dalla facilità del decidere in pochi, del muoversi seguendo idee non troppo condivise…magari anche perdere un po’ di visibilità (per chi, magari inconsciamente, soffre a sprazzi di Narcisismo)…Ma noi siamo MAM, siamo realmente un tutt’uno, siamo la somma di tutte le specificità che racchiudiamo…

La cosa più sbalorditiva, rincuorante, stimolante, emozionante e per certi versi incredibile è stata la reazione alla chiamata di MAM da parte di tutt@: artisti, allievi, pubblico…insomma : LA FAMIGLIA !!

A partire dalla raccolta fondi, passando per le migliaia di condivisioni di link e speranze, arrivando poi all’affluenza e alla straordinaria risposta alle richieste altrettanto “straordinarie” che l’organizzazione di quest’anno aveva messo sul piatto…e con lo straordinario contributo da parte di tutta l’equipe artistica, venuta totalmente a titolo volontario, come il resto degli ingranaggi !!!

Vi abbiamo tenuto in equilibrio sul filo, con le iscrizioni che non aprivano mai, con il programma delle serate che non usciva, con le comunicazioni decisamente preoccupanti sulla legge Gabrielli che traspiravano incertezza e forte preoccupazione…

Vi abbiamo proposto un’edizione breve, con nascosta tra le righe una quotidianità più spartana e scomoda, fatta di docce lontane, tessere da sottoscrivere e tanti piccoli inconvenienti (molti reiterati) che avrebbero scontentato anche i più agguerriti boys scout…

Abbiamo forzato le capienze, reso i corsi un assaggio fugace, che lasciava una gran voglia di fare il bis…

…Ma di contro, tante nuove idee, più o meno ben costruite, che si sono appoggiate sulla scocca di una macchina ben collaudata, alimentata dal carburante migliore : le emozioni !!!

Perché gli artisti sono più fortunati dei Re, perché sono in grado di generare, alimentare, rinvigorire, sciogliere, liberare le emozioni…questa è la loro forza, la nostra forza…

Questa tre giorni ci ha dato con chiarezza l’impressione che, trovando il modo giusto, la condivisione della progettualità e la sua attuazione siano non solo un’idea affascinante ma una strada percorribile…Ci ha detto senza mezzi termini che dobbiamo continuare a credere che a Mama Africa Meeting si possa immaginare l’inimmaginabile…

Potrà sembrare strano, ma io vedo continuare MAM solo se ne rispetteremo l’autonomia, cercando e valorizzando le competenze necessarie, senza lasciarci affascinare dalle strade abitualmente e comodamente asfaltate sulle logiche di mercato e nulla più.

Ora è il momento di aprire il ragionamento e la progettualità per MAM2018, vi cercheremo, cercateci !!!

L’onomatopeica a Djembe-Ta

L’ONOMATOPEICA DI DJEMBE-TA : SUONI E SILLABE

Alla base del mio metodo di insegnamento delle percussioni (mandeng) metto l’uso della voce. Il solfeggio ritmico permette non solo di memorizzare meglio e quindi di supportare la costruzione del linguaggio, comprendere più velocemente gli accenti e le cadenze e la ritmica delle frasi; il valore aggiunto lo si trova lavorando con i bambini e con coloro che non hanno mai incontrato le percussioni o la musica in generale.

La vocale ci dice il colore del suono, la consonante è da scegliere in base alla velocità di esecuzione (es. consonanti labiali per le frasi più lente).

PA (PI) = Suono acuto /Djembe, Kenkeni, Krin

PRA = Flam di suoni acuti

PE = suono medio /Sangban, Djembe, Krin

PRE = Flam di suoni medi

CU = suono grave / Dundun, Djembe

CIA = Suono stoppato / Tutti, Djabara

SA = Suono stoppato a basso volume / Tutti

La sillaba ci dice anche la posizione corrispondente sul tamburo.

 DJEMBE :

Centro = CU

Bordi = PE, PA, CIA o SA (pelle stoppata al centro con una mano)

SANG BAN : Centro = PE (PA)

Bordi (pelle stoppata) = CIA o SA

DUNDUN : Centro = CU

Bordi (pelle stoppata) = CIA o SA

KENKENI : Centro = PI (PA)

Bordi (pelle stoppata) = CIA o SA

KRIN : Centro Lungo = PE

Centro Corto = PA

Bordi = CIA o SA

L’orologio analogico per le posizioni (ore/minuti) dei suoni sul bordo dei tamburi (per Sangban, Dundun e Kenkeni se li si suona verticali con due bastoni): Djembe, Dundun, Sangban, Kenkeni

DJEMBE :

Bordi = ore 5,35

SANG BAN, DUNDUN, KENKENI :

Bordi = ore 11,05 (bastoni all’unisono – normalità, non regola)

LEZIONI DI PROVA GRATUITE DI DANZA E PERCUSSIONI AFRICANE A BOLOGNA E PROVINCIA 2017

BOLOGNA CITTÀ


DJEMBE-TA 

Percussioni con Cico Rossi @il B.u.c.o. Via Zago 11 

Info e contatti: djembetabologna@gmail.com

– 14 SETTEMBRE 

– 21 SETTEMBRE

ore 19.30 PRINCIPIANTI 

ore 21.00 INTERMEDI

https://www.facebook.com/events/2040348969585000/
SANKIRI BA FARE 

Danza con Monica Zazza @Leggere Strutture Factori via Ferrarese 169/a

Info e contatti : monica.ladiatou@gmail.com 

– 10 SETTEMBRE 

– 20 SETTEMBRE

La danza sarà accompagnata dalla musica dal vivo !!
CASALECCHIO DI RENO

DANZA 

con Elisabetta colombari @Palestra 25 aprile via Carracci 36 Croce di Casalecchio

Info e contatti : cobetta@libero.it

– 18 settembre 

ore 20.30 

La danza sarà accompagnata dalla musica dal vivo !!

MAMA AFRICA MEETING RELOADED

Se sto pensando a come provare a ricominciare MAM? Cavolo se ci sto pensando…
Tante cose sono chiare, nella loro potenziale splendida fattibilità…prendendo a spunto la memoria di quello che abbiamo fatto in tanti anni, delle cose incredibilmente belle, degli errori e i punti di vista falsati, dalle esperienze di incontro e relazione, dalla voglia di sognare che riuscivamo a mettere in essere durante la settimana magica.

In questo anno abbondante ci sono state tante occasioni di confronto, con artisti, amici, compagni di viaggio…ma sempre, in un certo senso, aleatorie, una sorta di lamento della mancanza più che reale tentativo di imbastire una nuova progettualità… 

Non è facile per me immaginare di ricominciare senza affrontare questioni dirimenti con lo zoccolo organizzatore, legate a cosa significa costruire un festival come MAM, sviscerarne i contenuti, le particolarità, i punti di forza e debolezza con la tensione sempre rivolta a far si che di anno in anno si possa ricreare la magia che ci ha tutti quanti incantato…E’ difficile per me pensare di ripartire senza affrontare certi punti di vista malsani nell’equilibrio precario di un momento aggregativo così caratterizzato… Non posso pensare di ricominciare sentendo frasi del tipo : MAM è un punto di partenza e non di arrivo (non esiste né partenza né arrivo, la ciclicità deve essere la forma che tutti dobbiamo decidere di costruire…) né tanto meno frasi del tipo : MAM se non produce utili da reinvestire in attività sul territorio non ha senso di esistere…Gli utili sul territorio sono talmente evidenti nel loro non essere economici ma di sostanza … Dal primo anno l’intento era creare (parlo di quello che mettevo io) qualcosa di estremamente accessibile, lontano (almeno negli intenti “etici”) dalle logiche di mercato (ovviamente sostenibile, e qualche volta non ci siamo riusciti) che potesse così aprire le porte a dinamiche relazionali diverse, più sincere e profonde…

…E nemmeno riesco a pensare di dare un taglio a dieci anni splendidi e provare a partire con un progetto nuovo svincolato dall’esperienza comune e dalla Lunigiana…si è una sorta di ultima spiaggia, ma sarebbe una sconfitta grossa abbandonare un territorio (e un gruppo di persone) che ha significato tanto anche in termini di narrazione…

Certo è che una ripresa di MAM potrebbe passare (per quel che mi riguarda) solo da una profonda e sincera presa di posizione, di appartenenza…una voglia generale di sperimentare anche nuove pratiche che permettano a MAM di essere (finalmente) indipendente da arrivisti di ogni genere (politici /artisti /commercianti vari), un luogo dove mettersi in gioco e interrogarsi sul reale contributo che la musica, la danza, il canto, il teatro…la gioia, possono dare nel raddrizzare questo mondo che sempre più precipita in un baratro cupo e terribile… 

Probabilmente chi non ha vissuto MAM potrebbe leggere in queste righe un idea utopistica, ma noi sappiamo bene (l’abbiamo a tratti vissuto) che invece è possibile. 

Insomma, non so se si è capito, ma io immagino un MAM che sia costruito dalla comunità che lo vive; una forma organizzativa che dia spazio sincero a chi vuole mettere a disposizione le proprie competenze o semplicemente il proprio tempo… Una sorta di festival “open source” , in cui dinamiche, spesso presenti anche in MAM, come “secondi fini” o “recriminazioni assurde” siano auto-bandite…

Ricordo che qualche anno fa, era la prima serata “la notte dei tamburi” , Djembe-Kan, dissi due parole per introdurre…parlavo di una serata in cui, attraverso il tamburo, gli artisti avrebbero raccontato loro stessi…non doveva essere uno spazio in cui mostrarsi ma raccontarsi…la competizione era bandita… Fu eccezionale…

Credo che si debba procedere per step chiari (e i contenuti purtroppo arrivano dopo). 

– forma giuridica ideale

– logistica

– gestione volontariato 

– reperimento fondi
Queste secondo me sono le prime cose da “indagare” (e sono in ordine di importanza) per capire se un nuovo MAM è realmente pensabile…

W MAMAAFRICA W

Metod-I: Diario di bordo, data astrale 27 marzo 2016 – Capitolo uno bis

Ho trovato quesa presentazione di “Mario Valle, sono ingegnere elettronico e da 8 anni lavoro come “Visualization Scientist” al Centro Nazionale Svizzero di Supercalcolo (CSCS) e da 16 sono in mezzo ai numeri e agli scienziati che li usano.”…

Cliccate qui per leggerla e guardarla 🙂

Ho trovato un interessante spunto di riflessione, seguendo le sue linee di sviluppo, relativamente al concetto di METODO.

Un “metodo” (o presunto tale) nasce dalla personale esperienza del suo “creatore”…Percorso di elaborazione personale, basato su esperienze personali…sicuramente valide e interessanti, ma personali (o meglio troppo facilmente circoscrivibili al qui e or)a… Perché parlare di metodo nasconde il rischio di usare il termine come sinonimo di PANACEA!!

Il bello dei “metodi personali” è che nascono da esperienze positive, funzionali, incisive…hanno prodotto risultati degni di attenzione…

La lungimiranza deve stare nel guardarsi intorno e cercare di prendere “il meglio” (o sarebbe più sensato dire le brillanti idee) dei vari metodi e per cercare di capire come costruirsi una sorta di biblioteca delle strategie a cui attingere nella personale (dell’insegnante) ricerca DELLE (“maiuscoleggio” per sottolineare il plurale:-) ) soluzioni adatte agli obbiettivi specifici che ci troviamo via via ad affrontare…

 

Altro aspetto VERAMENTE INTERESSANTE è il focus, o il filo conduttore, della presentazione : L’ESPERIENZA COME FONDAMENTALE PASSAGGIO PER LA COMPRENSIONE (e per la costruzione del ragionamento astratto) !!

 

Il metodo mi ingabbia…

…”Cmq, se a volte considero il canto-mani la mia preziosa salvezza per uscire da certe difficol-ta’,e lo sento che e’ una forza, altre invece si trasforma quasi in una ‘gabbia’ dalla quale fatico ad uscirne, col rischio magari di togliere spazio ed energia all’osservazione e all’intuito..senza quella sono persa,e’ giusto?mi sto concentrando troppo su quello e trascuro altro?”

Quello che vi propongo è UN metodo (non IL metodo) che ha come reale obbiettivo l’autonomia (oltre ad essere per me “LA strada” nell’approccio a questa musica e a questi strumenti)…

Attraverso la voce si prende consapevolezza dei suoni e del ritmo perché trasferiti su di un canale espressivo “agevole”…

Ma questo essere agevole, lo è veramente? Lo è sempre e comunque? … Secondo me si (o per quel che mi riguarda, si), ma deve essere di volta in volta modellato e sviluppato (certe frasi veloci possono essere più complicate a voce che sulle mani (e di conseguenza se l’esecuzione è “abitualmente” – o metodologicamente – legata al solfeggio, il rischio è quello di bloccare e non agevolare l’esecuzione, se il cantato non si sviluppa per superare le difficoltà)

…Ma siamo sicuri che senza voce siamo già in grado di “fermare” i suoni che dobbiamo fare?

Sicuramente il metodo (o la modalità) va adattata e “invertita”: quando il lavoro proposto parte dal djembe e non dalla voce, bisogna lavorare al contrario (cercando di essere sempre work in progress – eseguo random mentre cerco piano piano di tradurre in consapevolezza sillabica).

E’ un lavoro che passa attraverso l’esercizio (come ogni cosa, senza esercizio l’assimilazione è moooolto più lunga…anche di un metodo di lavoro) e l’arricchimento del proprio vocabolario musicale (più parole conosco e più posso lavorare per assonanze o similitudini).

…quindi se in certi momenti vi sentite chiuso@ in gabbia, allora è arrivato il momento di lavorare sulla malleabilità del metodo ! Renderlo vostro anche in situazioni non familiari (non abituali) o addirittura ripudiarlo per un eventuale valida alternativa che sentite più vostra !

Gli strumenti di Djembe-ta

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GLI STRUMENTI DI “DJEMBE-TA”

    • DJEMBE :  tamburo a calice con pelle di capra, si suona con le mani.
    • SANG BAN : tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono medio, si suona con un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato).
    • DUNDUN : tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono grave, si suona un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato).
    • KENKENI : tamburo cilindrico con pelli di mucca sui due lati, dal tono acuto, si suona con un bastone e una campana (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato).KRIN : tamburo di legno cavo , si suona con due bastoni (originario delle zone della foresta).
    • WASSA KOUMBA : sorta di maracas in cui il suono è dato da anelli di zucca.

(per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato)

  • DJAGBARA : Sorta di “maracas al contrario”.
  • KRIN : Tamburo di legno cavo, si suona con due bastoni (originario delle zone della foresta)
  • CALEBASS : Mezza zucca poggiata su una superficie morbida, si suona con le mani
  • BOTE’ : Tamburo semisferico con pelle di mucca si suona con un bastone e una campana appesa alla mano (per semplificare il percorso questo tamburo verrà suonato con due bastoni, in verticale su di un lato)
  • KAMALE ‘NGONI : arpa liuto a 8 / 10 corde, strumento dei cacciatori.
  • BALAFON : xilofono in legno a 21 tasti con una piccola zucca sotto ogni tasto ( accordata con il tasto, di cui è piccola cassa armonica ) strumento dei “griot” (o “djeli”, cantastorie , portatori della cultura orale).

 

I TAMBURI BASSI NELL’ORCHESTRA TRADIZIONALE DI PERCUSSIONI DELLA REGIONE DI HAMANA

I tamburi bassi sono alla base delle strutture ritmiche in esecuzione e della progressione delle evoluzioni della danza che stanno “accompagnando”.

La ritmica di base su cui si inseriscono gli altri strumenti è il frutto di una poliritmia complessa che si instaura tra le pelli e le campane di DUNDUN, SANG BAN e KENKENI, in rapporto tra loro come in un dialogo continuo fatto di domande, risposte e frasi ridondanti. Le voci dei tre strumenti sono paragonabili per metafora alle voci di padre, madre e bambino , messe in buffa relazione usando lo stereotipo della famiglia chiaccherona:

KENKENI – dalla voce “squillante” è paragonabile al bambino non solo per tonalità ma anche per la “caratteristica” tipica dei bimbi nella “fase dei perchè”: canta ripetutamente e instancabilmente una specifica frase (che riporta melodicamente all’interno del ritmo la regolarità della pulsazione sottostante).

SANGABAN – dal tono “medio” è paragonabile alla madre

DUNDUN – dal tono “grave” è paragonabile al padre

Madre e padre (SANG BAN e DUNDUN) sono in rapporto continuo attraverso una serie ciclica (ma con numerosi elementi di variazione) di domande e risposte che caratterizzano ogni ritmo con una melodia specifica sulla quale entrano in dialogo diretto il “solista DJEMBE” e il/la danzatore/danzatrice (come colori in grado di abbellire le complesse figure tracciate in bianco e nero dai tre tamburi bassi e le loro campane).

VIDEO DI SUPPORTO AL LABORATORIO :

– “Hamana”

http://www.youtube.com/watch?v=R8RK0234DRU

– “Foli”

http://www.youtube.com/watch?v=lVPLIuBy9CY

– “Petit Mohamed”

http://www.youtube.com/watch?v=XekEU5Ao7zA